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PER PRIMI CON LA NAZIONALE
Dal sito www.federciclismo.it:
Il motto potrebbe essere: “squadra vincente non si cambia” in quanto, rispetto allo scorso anno, ben sei degli undici prescelti hanno corso il mondiale di Salisburgo.
Sono Ballan, Bettini – poi magnifico vincitore - Bruseghin, Di Luca, Pozzato, Rebellin, Tonti, ai quali il cittì Ballerini ha aggiunto Cunego, Bertolini, Visconti, Nibali.
La convocazione del campione veronese - che evidentemente ha tranquillizzato il cittì anche rispetto alla sue condizioni fisiche – significa che per lui è pronta una maglia da titolare e siccome anche su Bertolini si nutrono pochi dubbi, ecco che la formazione è bell’e fatta, a meno che dalla crono nella quale sarà impegnato giovedì 27, Nibali non mandi segnali tali da mettere qualche dubbio in più al selezionatore azzurro.
Niente da dire, se non che sono gli uomini più in forma per un percorso che Ballerini ha più volte definito duro. Ed a ragione, perché gli oltre cinquemila metri di dislivello totali - 5600 metri per la precisione - lo rendono impegnativo e nervoso.
E’ un circuito in cui si può costruire molto e per questo deve essere affrontato a forte andatura fin dall’inizio per poterlo rendere selettivo.
La prima salita di 700 metri è forse quella più dura, mentre le altre salite sono pedalabili con zone di recupero. La difficoltà è l’arrivo, leggermente in salita, che risulta difficile da gestire.
E proprio questa caratteristica alla fine ha indotto Ballerini a scegliere Cunego piuttosto che Bennati.
Evidentemente ha intenzione di impostare la gara prendendo l’iniziativa, facendo salire il ritmo, perché, sebbene Freire sia il sorvegliato speciale, non si può pensare di chiudere la corsa solo su di un corridore. Per questo sono indispensabili uomini che sposino la causa della squadra, capaci di interpretare al meglio una strategia d’attacco.
Cunego, in quest’ottica può essere decisivo - e con lui Alessandro Ballan - aprendo la strada ad una delle tre punte, l’iridato in carica Paolo Bettini, Danilo Di Luca e Filippo Pozzato, ai quali, il percorso è lì a dimostrarlo, è assegnato il compito di piazzare la stoccata vincente sullo strappo finale di Stoccarda.
Direttore d’orchestra sarà, come lo scorso anno a Salisburgo, Davide Rebellin, ma se la corsa dovesse chiedere anche qualche suonata da solista, il campione di San Bonifacio può essere il musicista giusto per cambiare la chiave di lettura dello spartito.
Ma sarà fondamentale l’apporto di Bruseghin, Tonti e Bertolini, che dovranno essere propositivi, e nello stesso tempo abili controllare e marcare gli avversari più temuti.
Soprattutto, e vale per tutti, occorre la migliore condizione psicofisica, perché anche la più perfetta delle impostazioni tattiche, con la conseguente divisione di ruoli e compiti, può subire delle modifiche, visto che poi è la corsa a determinare anche le gerarchie.
Gli avversari, da Boonen a Valverde – se corre, visto che l’Uci si oppone – all’altro belga Gilbert, ai tre tedeschi Zabel, Schumacher, Waggman che correndo n casa sono motivatissimi, sono temibili, ma non c’è dubbio che il sorvegliato numero uno sia Oscar Freire: assente lo scorso anno, nelle sue sette partecipazioni ai mondiali ha messo insieme tre vittorie più due secondi posti. Pensare a lui come ad un collezionista di maglie iridate non è una battuta, è la verità. Dalla Vuelta è uscito con uno stato di forma strepitoso e non sarà difficile, per uno con la sua esperienza, fare in modo che questo stato di grazia si mantenga fino al 30 settembre, giorno della sfida iridata.
Ciò che di Freire fa veramente paura è la capacità di vivere l’appuntamento iridato senza sentirne l’impatto psicologico, ma anzi esaltandosi oltremisura. Aggiungiamoci la sua scaltrezza tattica - nessuno è bravo quanto lui a sfruttare il gioco di squadra degli avversari - ed il quadro è completo.
Logico che avendo l’uomo da battere, la Spagna possa pensare ad una corsa bloccata, ma abbiamo visto come le scelte di Ballerini, vogliano mettere a soqquadro questa eventualità.
La durezza del percorso – un circuito di 19,1 km da percorrere 14 volte per un totale di 267,4 Km - mette la formazione azzurra in una situazione di maggiore sicurezza, proprio perché al suo uomo di punta Paolo Bettini, può affiancare corridori del calibro di Pozzato, Di Luca, Ballan, Rebellin, tra i pochi corridori in grado di gestire un finale da volata oltre i 250 km, come è il caso di questo mondiale. Che quindi si preannuncia elettrizzante, altamente spettacolare, soprattutto, è ovvio, nella parte finale.Quando ci vorranno mille occhi per controllare la corsa e scegliere il momento giusto per l’azione.
La sede stradale è ampia e agevole, ci sono molte curve, ma nessuna pericolosa e le strade sono in buone condizioni.
Aspettiamoci il meglio.
Gensan fornitore ufficiale della Federazione Ciclistica Italiana
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