Cibi biologici e OGM: pericolo o evoluzione?
Testo del Dott. Marco Neri
Preparatore atletico, consulente sportivo e collaboratore in Centri Ricerca per aziende di integrazione e attrezzature. Laureato in scienze alimentari, è docente in corsi di aggiornamento e formazione professionale. Socio fondatore AIFeM, fa parte del comitato scientifico FIF e dell'equipe medico-scientifica Ducati Corse.
Il discorso su OGM e cibi biologici è molto complesso, va quindi analizzato sotto diversi punti di vista.
Gli OGM
Gli OGM sono ormai in molti paesi una realtà consolidata e accettata.
I prodotti agricoli transgenici esistono da diversi anni e vengono coltivati soprattutto in Canada e negli USA. In Europa esiste una prudenza manifestata dai governi dell'Unione Europea che difendono il principio della "massima precauzione".
L'ostilità abbastanza diffusa da parte dei consumatori ha frenato la massiccia coltivazione e commercializzazione dei prodotti dell'agricoltura biotecnologica.
In Italia la coltivazione in campo di OGM è proibita, se non a scopo sperimentale, e comunque, in aree confinate e opportunamente individuate tramite specifiche autorizzazioni.
Generalmente le principali modifiche fatte a questi organismi riguardano la resistenza ad erbicidi ed insetti, la maschiosterilità e l'inibizione della marcescenza. Il numero dei geni impiegati in queste modificazioni non è superiore alla decina.
Nella maggior parte dei casi il gene inserito non appartiene alla stessa specie dell'organismo ospite. Fra le maggiori accuse rivolte agli OGM c'è quella che riguarda le poche informazioni riguardanti il modo in cui (nel tempo) l'organismo reagirà alla presenza di una proteina estranea, e come questa influenzerà il metabolismo e la biochimica cellulare.
Dal punto di vista biologico l'effetto di un gene dipende dal contesto in cui si trova, quindi in un ambiente nuovo è attualmente impossibile prevederlo, soprattutto nell'impossibilità di un'osservazione nel lungo periodo.
Si può osservare che la maggior parte delle proteine estranee inserite in organismi edibili non ha mai fatto parte dell'alimentazione umana. Occorre registrare che l'uomo ha sempre cercato di selezionare e migliorare le coltivazioni, anche con tecniche come l'innesto che prevedono comunque una "modificazione" della pianta originale (ci sono infatti molti frutti che non sono presenti in natura, dai mandaranci alle pesche noci o mandarini senza semi ecc.). Non si può escludere la possibilità che nel DNA inserto possano finire, inavvertitamente, delle sequenze di regolazione in grado di provocare complicazioni impreviste.
Inoltre è già stato visto che potenzialmente la manipolazione genetica può portare a diverse forme di allergie.
Dall'altra parte, chi sostiene i prodotti OGM (e ad onore del vero ci sono molti studiosi più che accreditati) mette sul piatto della bilancia l'esigenza di potere ottimizzare la resa ettaro di molti alimenti, per rispondere al meglio alle esigenze di un mercato in continuo aumento.
Inoltre le forme di attacco da parte di insetti o malattie sono sempre più pesanti e spesso con forme che nel corso degli anni si sono rafforzate. Anche la conservazione e trasporto dei prodotti stessi può avvenire senza il pericolo di deteriorare il prodotto.
Probabilmente, come in molte questioni, esiste un "giusto mezzo" dato dalla necessità di evolvere ed adattare la produzione alle nuove esigenze, ma mantenendo una sorta di rispetto della natura; in pratica seguendo una sorta di codice deontologico, selezionando le tipologie di manipolazioni che possano essere più pericolose. Aggiungiamo a ciò che con molta probabilità (e tralasciando i prodotti che arrivano già confezionati) prima che l'attuale "allarme" si diffondesse, gli OGM sono stati per anni stoccati, trasportati, venduti; quindi hanno già avuto modo di inserirsi in vari punti della filiera alimentare e di incrociarsi con altre forme di coltivazione autoctone.

I cibi biologici
Le coltivazioni biologiche si propongono essenzialmente di ottenere prodotti sani nel rispetto dell'ambiente, della terra e dell'uomo, che non mirano ad un aumento spropositato della produzione, ma puntano sulla qualità riscoprendo e mantenendo sapori "antichi". Tutto ciò è certamente affascinante e romantico ma, come sempre, occorre conoscere bene la situazione. Le produzioni BIO devono rispettare il regolamento CEE n. 2092/91. Tale regolamento analizza in modo discretamente dettagliato la produzione, trasformazione ed etichettatura dei prodotti vegetali biologici, allo scopo di assicurare condizioni univoche di controllo e concorrenza leale fra i produttori europei e di consentire ai consumatori di distinguere queste produzioni sul mercato. Il regolamento si propone infatti di dare garanzie ai consumatori, in quanto viene predisposto un regime di controllo a cui si devono obbligatoriamente assoggettare tutti gli operatori: produttori, trasformatori e rivenditori. Cibi biologici e OGM I punti cardine del regolamento CEE prevedono una programmata rotazione pluriennale delle coltivazioni e alcuni tipi di fertilizzazione ammessa (letame, residui colturali e altre sostanze quasi sempre reperibili all'interno della azienda stessa). La lotta contro i parassiti, le malattie e le piante infestanti deve essere invece imperniata sulla scelta di specie e varietà adeguate, l'eventuale individuazione di "nemici" naturali per equilibrare un'azione di contrasto e la creazione di barriere. Anche la semplice piantumazione di siepi ed alberi che, oltre a ricreare il paesaggio, danno ospitalità ai predatori naturali dei parassiti e fungono da barriera fisica a possibili inquinamenti esterni; viene inoltre consigliata la consociazione, ossia la coltivazione in parallelo di piante sgradite l'una ai parassiti dell'altra. L'elenco dei prodotti ammessi in agricoltura biologica è periodicamente aggiornato in sede comunitaria.
Uno degli obiettivi della agricoltura BIO è anche quella di migliorare le caratteristiche nutrizionali ed organolettiche dei prodotti coltivati, cioè minor contenuto di nitrati, maggior contenuto di vitamine, maggior contenuto di sostanza secca.
Per ciò che riguarda i valori nutritivi, nella maggioranza dei casi fra BIO e convenzionale non ci sono sensibili differenze; alcune diversità si possono invece registrare sotto il profilo della palatabilità.
Un dato che da più parti viene invece confermato è che i cibi biologici presentano statisticamente un minor rischio tossicologico ed allergenico, perché vengono prodotti senza l'uso di sostanze chimiche (spesso mal tollerate dall'organismo umano), inoltre non possono contenere organismi geneticamente modificati, per cui vengono controllate le forniture di sementi e materie prime. è comunque importante sottolineare che non dobbiamo considerare la frutta e verdura normalmente presenti nei supermercati sui banchi non BIO come "potenzialmente tossica e inquinata".
Tutta la serie di note prima esposte porta inevitabilmente a rese produttive inferiori ai normali tipi di produzione.
Si ha poi un'incertezza sulla garanzia totale dei sistemi e metodi usati per la coltivazione e produzione del prodotto; infatti nonostante la filiera di controllo della normativa CEE sia attiva e complessa è inevitabile pensare che una parte di produzione possa sfuggire a queste maglie (ma forse sono io il malpensante…).
è inoltre importante sapere il come moltissime forme di inquinamento si diffondono facilmente via aerea e attraverso falde, quindi, nonostante ci siano delle indicazioni su distanze minime fra coltivazioni biologiche e potenziali fonti inquinanti (tipo industrie) è molto difficile pensare che una coltivazione sia assolutamente immune da contatti con agenti esterni.
Cibi biologici e OGM Un pensiero va poi a quei banchi di frutta e verdura esposti a pochissima distanza da strade altamente trafficate; sono certo che in tale situazione anche il più puro cibo BIO avrebbe seri problemi a mantenersi "illibato"…
Inevitabilmente poi, i cibi BIO hanno costi di produzione maggiori che si ripercuotono sul prezzo al dettaglio (per me è eticamente ingiusto che il BIO tenda a diventare un "lusso" da ricchi…). Altrettanto inevitabilmente i tempi di conservazione minori dei cibi biologici determina un alto rischio che parte della nostra spesa vada in marcescenza prima del consumo (anche perché le modalità di conservazione devono essere più scrupolose). Secondo me è secondario (ma a volte neppure più di tanto) il problema dell'aspetto e delle dimensioni, infatti i prodotti BIO sono spesso di pezzatura più piccola dei "convenzionali" con aspetti meno "polposi e lucenti". Nelle indagini di mercato sono prezzo e sapore i fattori più importanti nel determinare le scelte del consumatore. Credo tocchi a tutte le organizzazioni sanitarie dirci con certezza dove e se ci sono rischi (so che anche su questa affermazione corro il rischio di essere un sognatore), infatti si corre il rischio di un paradosso con prodotti di serie A e di serie B; ma quando si parla di salute non credo sia possibile ammettere diverse modalità.
Le scelte di elite potrebbero esserci su cibi particolari e magari di nicchia, ma non certo su alimenti base e fondamentali come frutta e verdura, che, fra l'altro, sono riconosciuti presidi di difesa antiossidante e antitumorale.
Su queste diatribe credo si possa andare avanti all'infinito ma solo i posteri potranno sapere dove iniziava la moda e dove finiva l'esigenza di adeguare coltivazioni e produzioni alle crescenti e pressanti esigenze della nostra società.
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