I benefici indotti dall'esercizio svolto costantemente sono innumerevoli e determinati da un processo di adattamento positivo dell'organismo allo stress. Parallelamente un allenamento eccessivamente intenso ed inadeguato è invece nocivo sia perché aumenta il rischio di incidenti sia perché innesca una reazione immunitaria indotta soprattutto dall'eccesso di cortisolo e catecolamine. L'effetto del cortisolo nel fare diminuire il numero dei globuli bianchi e dei linfociti del sangue si manifesta per diverse ore dopo la sua secrezione. Dosi importanti dello stesso portano altresì a riduzione dei linfociti T e degli anticorpi. Si abbassa così il potere immunitario nei confronti di quasi tutti gli agenti patogeni che vengono a contatto con l'organismo.
L'alterazione del funzionamento del sistema immunitario quindi ostacola il corretto costituirsi della protezione fisiologica contro sostanze patogene (quali ad esempio i virus delle vie respiratorie) e di conseguenza rendere l'organismo più suscettibile alle infezioni. La condizione di alterata risposta del sistema immunitario viene definito stato di immunodeficienza.
Ripercorrendo la storia delle competizioni sportive di alto ed altissimo livello degli ultimi anni, appare chiaro come l'attenzione dei media e degli spettatori sia stata prioritariamente incentrata verso le metodologie di allenamento e soprattutto le notizie "pseudoscandalistiche" legate all'uso di sostanze dopanti.
Gli addetti ai lavori invece, pur non sottovalutando questi aspetti importanti del mondo sportivo, sono perfettamente consapevoli che il principale problema da affrontare è rappresentato dalla ridotta efficienza atletica dei soggetti superallenati che accusano un'aumentata suscettibilità alle infezioni.
E' evidente che i processi infettivi influenzano negativamente sia le competizioni ma anche le fasi preparatorie, alterando i programmi di lavoro accuratamente studiati per mesi.Diversi autori ritengono che gli scarsi risultati ottenuti da atleti di vertice siano attribuibili proprio alla immunodeficienza transitoria indotta dal superlavoro.
Sono stati condotti diversi studi sulla risposta del sistema immunitario allo sforzo fisico, senza che questi però abbiano criteri di omogeneità e riproducibilità. In effetti analizzando le variabili in gioco ci si rende perfettamente conto di quanto sia difficile riprodurre fedelmente e più volte le condizioni necessarie affinchè uno studio abbia criteri di valenza. Il tipo di sforzo, l'intensità e la durata dell'esercizio, le vie metaboliche utilizzate, il grado di allenamento dell'individuo e le condizioni fisiche al momento della prova, il clima, il periodo dell'anno sono tutte variabili che rendono difficile la gestione di un trial di studio.
Durante l'esercizio fisico avvengono modificazioni quantitative di rilevanti popolazioni linfocitarie in modo proporzionale alla quantità ed alla qualità.
Un articolo pubblicato su Biologische Medizin nel febbraio del 2002 riporta i dati ottenuti in uno studio comparativo tra allenamento per il fitness ed allenamento per la maratona: dopo attività fisica moderata di 45 minuti circa (allenamento di tipo aerobico ad una frequenza cardiaca del 70-75% di Fcmax, a seconda dell'età, 3 volte alla settimana) aumentano fino a sei volte i livelli di cellule killer naturali, importanti per la profilassi delle infezioni virali.
Questa azione positiva non si evidenzia durante sforzi fisici intensi; la frequenza delle infezioni delle vie aeree superiori nei maratoneti è di circa 7 volte maggiore rispetto alla popolazione di controllo.
Il sistema immunitario è un complesso di organi, cellule e mediatori chimici deputato al riconoscimento ed alla inattivazione o distruzione delle sostanze esogene potenzialmente patogene per l'organismo. E' dunque costituito da cellule (i linfociti, fagociti -macrofagi, neutrofili-, cellule natural killer), da organi linfoidi primari e secondari (timo, milza, linfonodi, tessuto linfoide), da molecole circolanti (complemento ed anticorpi o immunoglobuline) e mediatori solubili attivi su altre cellule (citochine derivate da macrofagi -interferone alfa e beta, TNF- e citochine derivate da linfociti -interferone gamma-)
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