Esperienze: Simone Moro
Simone Moro, guida alpina di Bergamo, ha una storia particolare, tra quelli che hanno visto la nascita delle prime competizioni di arrampicata sportiva. Nel 1985, a 17 anni é uno dei concorrenti a Bardonecchia, la storica prima gara sulla parete dei Militi. Sarà poi allenatore della nazionale italiana di arrampicata sportiva. Ma nel 1992 inizia parallelamente la sua storia con l'Himalaya e le montagne extraeuropee. L'incontro con queste terre e con gli uomini degli 8000, soprattutto con Anatolij Burkreev, l'ha segnato profondamente. Alla vigilia della partenza per il suo grande prossimo progetto himalayano, la traversata Everest - Lhotse, Simone ci ha raccontato la sua esperienza.
Ciao Simone, allora quale sarà questa nuova impresa?
Vado, di nuovo, per la terza volta a scalare il Lhotse.
Perché ?
Si proprio là, per la terza volta! Perché? Oramai la collezione degli 8000 fine a se stessa non mi interessa ed è diventato per il 98% degli himalaysti, il solo modo conosciuto per affrontare le scalate in altissima quota e provare ad intraprendere la carriera dell’alpinista professionista. Provocatoriamente invece, nell’anno del 50° anniversario della scalata alla quarta montagna della terra, voglio ricordare quella della prima scalata di mezzo secolo fa, tentando di realizzarne una “mia”
Illustraci il tuo progetto .
Esiste una sola via, proprio quella della prima scalata del 18 maggio 1956 che è stata salita fino ad oggi in tutto il versante ovest del Lhotse.
E’ stata aperta da una spedizione svizzera diretta da A. Eggler, ripercorrendo fino a quota 7800 metri la via di salita all’Everest, deviando poi in direzione dello stretto canale di neve e ghiaccio che conduce direttamente sulla cima del Lhotse. In vetta, quel giorno del 1956 arrivarono F. Luchsinger ed E. Reiss.
A tutt’oggi oltre la via “normale” degli svizzeri ne esistono 2 che portano in vetta e sono lungo il versante sud. Ne esistono poi altre 3 che conducono sul Lhotse Shar o sul Lhotse Middel. Il versante est, quello tibetano, della montagna è… inviolato. Non sarà quello però il mio obbiettivo. Troppo pericoloso e complicato per essere affrontato da solo.
Sarò infatti solo e senza ossigeno in questo mio tentativo di salire il Lhotse lungo una via/variante nuova lungo la parete ovest.
Che importanza hanno gli integratori durante le scalate?
Fondamentali; negli sport di montagna in generale bisogna tener presente 3 aspetti basilari che sono:
- Il primo parametro che bisogna seguire è l’appetibilità.
Quasi mai si ha voglia di mangiare o comunque, specie ad alta quota, ci si stanca velocemente dei sapori.
- Secondo parametro è la leggerezza e comprimibilità dell’integratore
- Terzo parametro è quello dell’analisi energetica dello sforzo da fare.
Che tipo di integrazione segui di solito durante queste spedizioni?
- Tre tipi diverse di barrette Booster Sport (sono morbide e gustose anche con il freddo);
- Activator Strong. Sono un sistema formidabile per portare con se liquidi in un peso ed ingombro limitato e frazionato e inoltre sono una bomba per ridare energia.
- Il Carbogel è eccezionale per la montagna,perché è l’unico prodotto in gel e non si ghiaccia anche a 8000 metri e ti da una carica immediata per diverse ore.
- Terzo prodotto che porto sempre con me sono i BCAA ossia gli amminoacidi ramificati. Questi sono fondamentali presi in parete dopo una dura giornata di arrampicata che può durare anche per 6-8-10 ore.
Quando partirai?
Il 29 marzo 2006 dall’uscio di casa mia a Bergamo inizierà il lungo viaggio che mi porterà a Katmandu, la capitale del Nepal e dopo aver sbrigato alcune formalità burocratiche potrò iniziare la mia scalata e dovrei raggiungere la cima del Lhotse tra il 15 e 25 di maggio.
In bocca a lupo Simone, ti seguiremo passo passo nella tua avventura








