Gensan è stato sponsor tecnico di Annabella Stropparo e Piero Pellegrini durante il Brasil Ride 2011.
Di seguito un resoconto della loro avventura
All’arrivo a Salvador (mercoledì) ad accoglierci è Andrè Piva, addetto stampa dell’organizzazione, persona squisita che coordinerà nei successivi due giorni gli incontri con le autorità e le interviste con i Media (stampa e tv locali impazzite). Di salire in bici non se ne parla, per via dell’esser parecchio impegnati -in parte anche imbarazzati– davanti a un microfono e per il tempo inclemente. Piove ininterrottamente da quando abbiamo messo piede nel paese.
Venerdì, in auto con Mario Roma, mente e cuore del Brasil Ride, rischiamo grosso grazie a due asini (nel senso di quadrupedi) che piombano all’improvviso in mezzo alla strada. La macchina ammaccata e un grande spavento saranno il forte ricordo di questo viaggio verso Mucugè. Giunti a destinazione il colpo d’occhio sull’organizzatissimo campo-base è notevole e mitiga l’agitazione del trovarmi per la prima volta in vita mia a dormire in una tenda.
La gara. Si comincia con il cronoprologo, 15 km veramente tecnici, forse più duri di quel che raccontava Mario durante il trasferimento fino a qui. Nella gran parte percorsa a piedi capisco il perché di quel suo sorriso mentre descriveva questa e le altre tappe. In classifica una quinta posizione ci soddisfa, considerato l’essere al rientro in una competizione dopo parecchi mesi.
La seconda tappa, 146km, è la più lunga e impegnativa ma nessuno pare curarsene e difatti la partenza è su ritmi incredibili, la soffriamo un poco pur non perdendo troppe posizioni, perlomeno per la prima ora di gara. E’ qui che Piero ha problemi con la catena, io non me ne accorgo e continuo con il gruppo di testa. Quando finalmente realizzo di esser senza il mio compagno sono obbligata a rallentare. Lo aspetto e ripartiamo a testa bassa raggiungendo con grinta la seconda posizione e conservandola fino al traguardo in barba ai crampi, indice dello sforzo extra e sicuro avvertimento per le prossime giornate: il caldo non va sottovalutato, ci si disidrata velocemente e bisogna dosare al meglio le energie.
La terza giornata di gare prevedeva un tracciato di cinque giri da percorrere individualmente con somma finale dei tempi di coppia. Il percorso, caratterizzato da una salita lunga (scollinavo nettamente prima) e un altrettanto lunga discesa (molto tecnica) non mi vedeva favorita sulla spericolata (e brava) Ivonne, il mio/nostro riferimento nella coppia-mista che guidava la generale. Hanno la meglio loro, quello che guadagno in salita non è sufficiente ad annullare il distacco che mi rifila lei in discesa (è anche caduta doppiando dei concorrenti). Col sennò di poi avrei dovuto rischiare qualcosa in più e mollar i freni ma… onore al merito, bravi loro. Noi secondi.
Quarta tappa. Il percorso si presenta nervoso e piuttosto tecnico, guido più sciolta, segno che le prime giornate mi hanno per così dire risvegliato (la gara rimane il miglior allenamento) e rimaniamo con la coppia di testa fino al 70km. Esagero in discesa (mannaggia alla guida “più sciolta”!), cado, mi rialzo con un occhio pesto e il manettino del cambio rotto. Single-speed per i restanti chilometri, obbligata dal rapporto duro a scender più volte di sella, la tappa diventa un calvario e un l'unica nota positiva è la seconda posizione di giornata e in classifica generale.
La quinta giornata tocca ricordarla per gli scenari suggestivi e per una distrazione che ci ha impedito di giocarci la vittoria. Incollati sin dal via alla prima coppia-mista in classifica non ci accorgiamo di un loro attacco durante una sosta-rifornimento. Pochi minuti che non riusciamo a colmare e un altro secondo posto. Faremo tesoro dell’esperienza. Indimenticabile, a cinque chilometri dal traguardo, l’attraversamento/doccia di una cascata (acqua gelata), ma da ricordare nel complesso tutta la tappa in un ambientazione che definire incantevole è ancora poco. Sempre secondi in classifica.
Sesta tappa. Giornata no. Gara troppo piatta e veloce per me (che non son certo un colosso) alla quale vanno aggiunti problemi “da donna”, son vittima di dolori fortissimi alla schiena. Tengo duro spronata alla grande dal mio compagno e riusciamo non solo a mantenere ma anche a consolidare la nostra seconda posizione, di tappa e nella generale.
Settima tappa. Se per la classifica eravamo rassegnati all’idea della seconda piazza (visto il ritardo) e piuttosto sicuri del vantaggio sugli inseguitori, una vittoria di tappa la volevamo. Ci credevo. Sulla carta era una giornata a noi congeniale con una salita lunga all’inizio (avrei fatto la differenza di sicuro) e discese molto più agevoli. Sulla carta, appunto. Decisi ad attaccare sin dal via e pronti a giocarci il tutto per tutto, ci informano che per ragioni di sicurezza a causa di alcuni incendi, il percorso verrà modificato, il chilometraggio ridotto (da 110 a meno di 50km) e gli ultimi 15 saranno una ripetizione del prologo iniziale. Sulle identiche discese tecniche mi arrendo, tiro i freni. Rischiare inutilmente, arrivati fino a qui, non era il caso. Un secondo gradino del podio va più che bene.
La rivincita l’anno venturo. Rimangono le emozioni forti di una gara organizzata magnificamente in un contesto da cartolina, i sorrisi dei bambini che ci incitavano a bordo strada, gli abbracci dei ragazzi ai quali abbiamo lasciato i nostri accessori e le nostre bici. Ma questa è un'altra storia.
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