Integrazione

Controindicazioni all’assunzione di aminoacidi essenziali

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Gli aminoacidi essenziali (EAA) sono tra gli integratori più comunemente utilizzati dagli sportivi. Gli EAA rientrano, infatti, nella definizione di integratori come emanato nel Dietary Supplement Health and Education Act che identifica un integratore alimentare come “un prodotto volto a integrare la dieta, contenente uno o più ingredienti alimentari (vitamine, minerali, aminoacidi), un concentrato o estratto di essi”. Una dettagliata descrizione riguardo la loro composizione chimica, le modalità e le dosi di assunzione può essere trovata in questo articolo. Questo verterà esclusivamente sulle controindicazioni relative al loro utilizzo.

Controindicazioni

L’uso di integratori quali aminoacidi e proteine viene comunemente associato al rischio di sviluppare patologie renali o epatiche. Queste convinzioni sono state perpetuate in passato non solo dai meno esperti in materia, ma anche dalla comunità scientifica e dagli istituti governativi.

Infatti, secondo la Circolare del 1999 del Ministero della Sanità sugli alimenti adatti ad un inteso sforzo muscolare, le etichette degli integratori contenenti EAA dovevano riportare le seguenti avvertenze: “In caso di uso prolungato (oltre le 6-8 settimane) è necessario il parere del medico. Il prodotto è controindicato nei casi di patologia renale, epatica, in gravidanza e al di sotto dei 12 anni”.

Essendo gli aminoacidi il componente strutturale di base delle proteine, esaminare le nuove evidenze scientifiche a disposizione sul consumo di quest’ultime nelle patologie sopra menzionate ci permette di comprendere l’effettiva sicurezza e le eventuali controindicazioni legate all’uso degli EAA.

EAA e patologie renali

Se un elevato introito proteico sia la causa o acceleri la progressione di una patologia renale è un lungo dibattito nella storia della medicina moderna. L’origine può essere rintracciata agli inizi del Novecento, quando i ricercatori evidenziarono un aumento dell’attività renale in seguito all’infusione di aminoacidi in modelli animali. Da allora,
numerosi studi clinici hanno provato a dare una risposta definitiva al quesito, con risultati contrastanti. Le più recenti linee guida sull’alimentazione in pazienti con insufficienza renale cronica raccomandano di ridurre l’introito proteico tra 0.6 e 0.8 g per kg di peso corporeo al giorno per prevenire l’ulteriore perdita di funzionalità renale (1) (per un approfondimento sull’argomento si rimanda a questo articolo).

Tuttavia, i dati a supporto di un reale beneficio clinico riducendo l’introito proteico in questa tipologia di pazienti sono inconclusivi, oltre a provenire da studi antecedenti l’introduzione di farmaci nefro-protettivi oramai ampiamente utilizzati nella pratica medica. Inoltre l’utilizzo di diete con un regime proteico molto basso può risultare difficile da attuare, sfociando in una bassa aderenza al piano alimentare da parte del paziente (2).

Infine, le stesse linee guida raccomandano di utilizzare integratori proteici, tra cui troviamo gli EAA, per i pazienti con perdita di tessuto proteico che non riescono a soddisfare i requisiti minimi nutrizionali. Allo stato attuale, dunque, un consumo di EAA superiore all’utilizzo consigliato rappresenta una controindicazione relativa in pazienti con insufficienza renale, mentre il loro uso potrebbe avere utilità clinica nel caso in cui non si riesca a raggiungere il quantitativo proteico raccomandato.

EAA e patologie epatiche

L’Associazione europea per lo studio del Fegato definisce la cirrosi epatica (la più comune malattia epatica cronica) come uno stato di accelerato deperimento organico, caratterizzato da una ridotta sintesi e da un’aumentata degradazione proteica, fattori che contribuiscono allo sviluppo di sarcopenia (perdita di massa muscolare). In passato, si riteneva che pazienti affetti da encefalopatia epatica, una grava complicanza della cirrosi, dovessero ridurre il loro introito proteico per limitare la produzione di ammonio e sostanze azotate e di conseguenza il loro accumulo nell’organismo. Studi sperimentali hanno tuttavia evidenziato come i pazienti cirrotici siano in grado di utilizzare fino a
1.8 g per kg di peso corporeo di proteine al giorno senza effetti avversi (3) e che un consumo normale o addirittura elevato di proteine non peggiora l’encefalopatia epatica, anzi migliora lo stato mentale dei pazienti (4).

Le linee guida rilasciate dalla stessa Associazione raccomandano infatti un introito proteico non inferiore a 1.2-1.5 g per kg di peso corporeo al giorno per pazienti cirrotici. Non solo, le stesse linee guida raccomandano l’utilizzo di integratori arricchiti di aminoacidi, come gli EAA, nel caso in cui un sufficiente quantitativo proteico non sia raggiunto (5), specificando che nessun alimento danneggia il fegato o è controindicato in pazienti con compromissione epatica (ad eccezione dell’alcol).

Patologie epatiche croniche non rappresentano dunque una controindicazione per l’assunzione di EAA, bensì sono raccomandati per raggiungere un apporto proteico adeguato in pazienti carenti.

Dal 1999 ad oggi, infatti, il Ministero della Salute ha aggiornato le avvertenze da riportare in etichetta sugli EAA. L'elenco Altri nutrienti e altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico revisionato al 2022 riporta: “non utilizzare in gravidanza e nei bambini, o comunque per periodi prolungati, senza sentire il parere del medico”.

EAA e gravidanza

Durante la gravidanza, l’aumento del volume ematico, dei tessuti materni, oltre alla crescita del feto e della placenta richiedono un sostanziale fabbisogno proteico. I livelli ematici di aminoacidi, infatti, diminuisco all’inizio della gravidanza, rimanendo a basse concentrazioni per il resto della gestazione, indicando una maggior consumo volto alla sintesi proteica per supportare le richieste dei tessuti in crescita. In base ai dati attuali sul fabbisogno proteico in gravidanza, sono necessari 1.2 g e 1.5 g di proteine per kg di peso corporeo al giorno rispettivamente per l’inizio e la fine della gestazione (6).

EAA ed età infantile

Per quanto riguarda le richieste proteiche per bambini di età compresa fra i 6 e 10 anni, recenti studi evidenziano come il fabbisogno proteico si attesti intorno ai 1.5 g di proteine per kg di peso corporeo al giorno, una richiesta ben più alta rispetto alle precedenti raccomandazioni di 0.8 g per kg di peso corporeo (7). Inoltre, l’attività fisica potrebbe aumentare ulteriormente questo tipo di richieste, soprattutto considerando che l’Accademia Americana di Pediatria raccomanda almeno 60 minuti di attività fisica moderata o vigorosa al giorno in età infantile e adolescenziale (8).

La gravidanza e l’infanzia sono dunque due contesti in cui è importante raggiungere un adeguato supporto proteico e rientrerebbero per tanto tra le indicazioni del Ministero della Salute sugli EAA per il “contributo al soddisfacimento del fabbisogno proteico/azotato”. Tuttavia, gli stessi contesti vengano elencanti come controindicazioni al loro utilizzo.

EAA e consumo in cronico

Il consumo di aminoacidi e proteine in cronico rappresenta un’altra comune preoccupazione tra chi ne fa uso. Allo stato attuale, non ci sono evidenze scientifiche che indichino effetti deleteri sulla salute assumendo integratori proteici per un periodo di tempo prolungato. Uno studio clinico condotto su soggetti sani con un consumo di proteine fino a 3.3 g per kg di peso corporeo al giorno per un anno non ha infatti evidenziato segni di compromissione di funzionalità renale o epatica (9).

Conclusioni

In conclusione, se si utilizzano integratori di EAA prodotti secondo le attuali norme di buona fabbricazione (current Good Manufacturing Practice o cGMP) e testati da terze parti per il rischio di contaminazione, come gli EAA Plus, sulla base delle attuali evidenze, ad eccezione per i soggetti con compromissione della funzionalità renale, non ci sono controindicazioni assolute al loro utilizzo in individui altrimenti clinicamente sani.

AVVERTENZE: Le informazioni qui contenute sono a scopo puramente divulgativo e non costituiscono né sostituiscono in nessun caso opinione medica professionale. Consultare sempre il proprio medico curante o il parere di uno specialista

Bibliografia

1. Ikizler TA, Burrowes JD, Byham-Gray LD, et al. KDOQI Clinical Practice Guideline for Nutrition in CKD: 2020 Update. Am J Kidney Dis. Published online 2020. doi:10.1053/j.ajkd.2020.05.006

2. Obeid W, Hiremath S, Topf JM. Protein Restriction for CKD: Time to Move on. Kidney360. Published online 2022. doi:10.34067/KID.0001002022

3. Nielsen K, Kondrup J, Martinsen L, et al. Long-term oral refeeding of patients with cirrhosis of the liver. Br J Nutr. Published online 1995. doi:10.1079/bjn19950158

4. Gheorghe L, Iacob R, Vǎdan R, Iacob S, Gheorghe C. Improvement of hepatic encephalopathy using a modified high-calorie high-protein diet. In: Romanian Journal of Gastroenterology. ; 2005.

5. Merli M, Berzigotti A, Zelber-Sagi S, et al. EASL Clinical Practice Guidelines on nutrition in chronic liver disease. J Hepatol. Published online 2019. doi:10.1016/j.jhep.2018.06.024

6. Elango R, Ball RO. Protein and Amino Acid Requirements during Pregnancy. Adv Nutr. Published online 2016. doi:10.3945/an.115.011817

7. Hudson JL, Baum JI, Diaz EC, Børsheim E. Dietary protein requirements in children: Methods for consideration. Nutrients. Published online 2021. doi:10.3390/nu13051554

8. Lobelo F, Muth ND, Hanson S, et al. Physical activity assessment and counseling in pediatric clinical settings. Pediatrics. Published online 2020. doi:10.1542/peds.2019-3992

9. Antonio J, Ellerbroek A, Silver T, et al. A High Protein Diet Has No Harmful Effects: A One-Year Crossover Study in Resistance-Trained Males. J Nutr Metab. Published online 2016. doi:10.1155/2016/9104792

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