Oggi parliamo del Ginseng Indiano, conosciuto anche come Ashwagandha o come erba Withania Somnifera.
La materia prima utilizzata in medicina è la radice, e il nome Ashwagandha deriva dalla parola ashwa, che significa cavallo. Questo perché si credeva tradizionalmente che consumandone la radice si potesse acquisire la potenza di un cavallo. La seconda parte del nome gandha significa fragranza e si riferisce al caratteristico odore della radice fresca della pianta. Fin dall’antichità, l’Ashwagandha è sempre stata utilizzata nella medicina ayurvedica come sostanza di potenziamento del sistema nervoso (1).
A cosa fa bene l’Ashwagandha?
Recentemente c’è stato un interesse crescente sui potenziali benefici sulla salute dell’Ashwagandha, in modo particolare per quanto riguarda la gestione dello stress, la funzione cognitiva e la performance fisica.
Diversi studi suggeriscono che la supplementazione con Ashwagandha possa avere un’attività neuroprotettiva, proprietà antibatteriche, immunomodulatorie e antinfiammatorie, oltre a essere utile anche nei disordini ossessivi-compulsivi (1).
L’Ashwagandha, inoltre, è anche classificata come adattogeno: un’agente che promuove l’omeostasi dell’intero organismo non solo attraverso uno specifico meccanismo farmacologico, ma anche con risposte complesse. Queste proprietà, infatti, sembrano includere anche l’abilità di migliorare concentrazione, memoria, umore, così come supportare la capacità del corpo di adattarsi a eventuali stressor e supportare le difese immunitarie (2).
Inoltre, ulteriori evidenze suggeriscono che supplementare questa radice possa essere utile nel gestire l’infertilità attraverso l’azione di molecole come i witanolidi che esercitano una funzione simile al testosterone (7). Sembra inoltre abbia effetti positivi contro diabete e cancro (grazie alla presenza di un lattone steroideo, la witaferina A) molecola abbondantemente presente nella pianta) (8).
Studi suggeriscono che Ashwagandha possa avere proprietà cardioprotettive ed essere utile nel trattamento dei disturbi del sonno, avere effetti positivi sull’ipotiroidismo e, infine, migliorare recupero e forza muscolare. Questi potenziali benefici sono davvero promettenti, ma servono ulteriori ricerche per comprendere in maniera completa i suoi meccanismi di azione e per determinare la sua efficacia nel trattare varie condizioni di salute.
Quanto Ashwagandha per dormire e quanto ci mette a fare effetto?
In uno studio, è stato mostrato come la somministrazione dell’estratto della radice di Ashwagandha per 10 settimane in una dose di 300 mg di estratto due volte al giorno migliorasse significativamente la qualità del sonno e rendesse anche più facile l’addormentamento (3).
In un’altra metanalisi, l’estratto di Ashwagandha appare come benefico nel migliorare il sonno, sia soggettivamente che oggettivamente e potrebbe essere considerata un’opzione per migliorare il sonno.
Il dosaggio efficace, come indicato nel primo studio, sembrerebbe di 600 mg al giorno per almeno 8 settimane (4).
In ogni caso, ci sono ancora pochi dati sulla sicurezza di questa radice nel lungo periodo, e sono necessari ulteriori studi per approfondire il tutto.
Quando non prendere l’Ashwagandha?
La lunga storia dell’uso medicinale dell’Ashwagandha è la prima conferma di efficacia e buona tolleranza da parte dell’organismo. In ogni caso, ai nostri giorni, molti ricercatori stanno cercando di eliminare ogni preoccupazione che riguardi il suo utilizzo. Diversi report recenti di danni al fegato stanno creando infatti una certa preoccupazione. Queste notizie su effetti epatotossici sono però scarsi e sconclusionati: in ogni caso, serviranno ulteriori chiarimenti e altri casi verranno monitorati.
Inoltre, è importante notare come le preparazioni con la radice di Ashwagandha non sono adatte a tutti i soggetti e conviene controllare altre terapie che hanno in corso: ad esempio, se è presente ipertiroidismo accompagnato da alcuni sintomi (es. ansia e palpitazioni) l’utilizzo è controindicato.
Nonostante i suoi molti benefici, la pianta non dovrebbe essere utilizzata durante allattamento e gravidanza. Ci sono infatti ancora poche evidenze sulla sicurezza inequivocabile di preparazioni a base di Ashwagandha in questo periodo delicato (1).
Altri studi, hanno evidenziato come la materia prima possa portare a delle interazioni con determinati farmaci che possono non funzionare all’interno di una particolare terapia – in particolar modo questo si è visto in soggetti che seguono una terapia con farmaci ipoglicemizzanti, o che assumono farmaci per la pressione o immunosoppressori. In questi casi, quindi, sarebbe meglio evitare l’utilizzo di Ashwagandha (5).
In che momento della giornata assumere Ashwagandha?
Generalmente, è possibile assumere questo integratore in ogni momento della giornata. Prenderlo la sera o la mattina, dipende esclusivamente dalla propria tolleranza e obiettivi personali.
Prenderla al mattino può essere d’aiuto per inserirla insieme ad altri integratori e ricordarsela più facilmente; c’è però da ricordare che in alcune persone sembrerebbe provocare, a stomaco vuoto, ad alcuni disturbi gastrici: per questo potrebbe essere sufficiente abbinare l’Ashwagandha alla colazione o dopo un piccolo spuntino.
Se utilizzata per promuovere il sonno, potrebbe essere utilizzata anche prima di andare a letto. Questo potrebbe prevenire i problemi gastrointestinali sopracitati in quanto il soggetto sarebbe a stomaco pieno.
In sintesi, quindi, è possibile assumerla in un qualsiasi momento, possibilmente quello più congeniale per la persona e in modo da essere costante nell’assunzione (6).



