Negli ultimi anni la carne sintetica ha destato grande interesse e acceso un forte dibattito, soprattutto in merito ai suoi potenziali impatti sulla salute umana. In questo articolo, basandoci su evidenze scientifiche, cercheremo di rispondere alla domanda che molti italiani si pongono: la carne sintetica fa male?
Cosa si intende per carne sintetica?
Per carne sintetica (carne coltivata o carne a base cellulare) si intende un prodotto di carne animale originata da cellule staminali animali allevate in laboratorio. Il termine carne sintetica, nonostante sia di comune utilizzo, è errato in quanto il prodotto finale è costituito esclusivamente da cellule animali e quindi non prevede l’utilizzo di sostanza sintetiche.
La carne coltivata o carne a base cellulare è un prodotto di carne animale originata da cellule staminali allevate in laboratorio. Essendo costituita esclusivamente da cellule animali, la carne coltivata non è classificabile come elemento sintetico.
Come noto il Consiglio dei Ministri non ha approvato la produzione e commercializzazione di alimenti e mangimi sintetici in Italia.
Proviamo a fare chiarezza, senza entrare nel merito delle dinamiche politiche, e a capire meglio come si ottiene la carne sintetica, quali sono i suoi possibili benefici, e quali i suoi lati negativi.

La coltivazione di carne in vitro nasce da un insieme di tecnologie sfruttate da anni nell’ingegneria tissutale, il ramo della medicina che si occupa di rigenerare e riparare i tessuti.
La produzione di carne coltivata in laboratorio inizia estraendo cellule staminali dai muscoli di animali adulti viventi o cellule staminali pluripotenti da embrioni animali. Un’operazione che si può tentare con qualunque specie ma che per ora è stata sperimentata con bovini, maiali, tacchini, polli, anatre e pesci.
Le staminali estratte sono trasferite in un bioreattore (cioè un dispositivo che riproduce le condizioni ottimali di temperatura, aerazione e flusso di nutrienti per le colture cellulari) dove vengono fatte proliferare fino a raggiungere la concentrazione desiderata e differenziare in cellule muscolari.
Idealmente il mezzo di coltura non dovrebbe contenere sostanze derivate da animali per raggiungere l’obiettivo di evitare la sofferenza animale, rimpiazzare i prodotti animali e contenere i costi. Ad oggi si stanno studiando, con l’intento di aumentare l’efficienza di crescita e sopravvivenza, altri “stampi” come cianobatteri, alghe, lieviti e funghi.
La carne sintetica fa male alla salute?
La sicurezza di questo prodotto viene messa in dubbio in quanto si trova in mezzo al dibattito naturale vs “sintetico”.
Considerando le modalità di produzione sopra scritte è chiaro che di “sintetico” non vi è nulla se non l’azione di controllo dell’operatore nel laboratorio di coltivazione ma, siamo sicuri che questo non sia più “naturale” o “sicuro” rispetto alla carne tradizionale che deriva da allevamenti nei quali si utilizzano mangimi e medicinali?
Secondo Rachel Mazac, ricercatrice dell’Università di Helsinki esperta di cibo sostenibile e proteine alternative, non si può dirlo con certezza ma sicuramente, passando per la Novel Food Regulation europea, si può affermare che la carne sintetica dev’essere sicura tanto quanto le altre opzioni alimentari attualmente presenti nel mercato europeo.
Quindi secondo la regolamentazione europea la carne sintetica non è né più né meno sicura rispetto alla carne ottenuta in modo convenzionale.

La carne sintetica dove si compra?
È lecito domandarsi dove comprare carne sintetica visto che in Italia è vietata. Attualmente è possibile trovarla nella grande distribuzione e in alcuni ristoranti degli Stati Uniti, in Israele e Singapore. È sicuramente degna di nota la start up britannica Primeval Foods che sta andando contro la corrente del vecchio continente, infatti, sta aprendo una nuova frontiera senza uccidere animali lavorando su bistecche di leone, hamburger di tigre, sushi di zebra, prosciutto di giraffa.
Carne sintetica pro e contro
Veniamo quindi ai pro e contro di questo prodotto che sta dividendo a metà il pensiero dei produttori e consumatori di carne.
Sicuramente un primo grande pro è dato dal minore impatto ambientale che dal consumo di suolo. Infatti, basti pensare che l’allevamento di animali da macello è responsabile del 14,5% di tutte le emissioni di gas serra, utilizza circa il 20% delle terre emerse come pascolo e il 40% dei terreni coltivati per la produzione di mangimi. Come scrive Tuomisto, ricercatrice dell’Università di Helsinki esperta di cibo sostenibile e proteine alternative, per ridurre l’impatto ambientale dovremmo essere bravi a utilizzare il terreno che andremmo a liberare in quanto, se i pascoli permanenti fossero convertiti in colture agricole intensive, l’impatto ambientale sarebbe persino negativo.
Se vogliamo completare il discorso ambientale non dobbiamo dimenticarci del capitolo acqua. L’introduzione della carne sintetica potrebbe essere applicata anche ai pesci e quindi dare un freno al consumo dei mari. Inoltre, potremmo ridurre l’impronta “idrovora” delle proteine animali, infatti, basti considerare che mediamente per produrre un chilo di carne servono 8952,5 litri (la più costosa è quella bovina con un consumo di 15139 l/kg mentre la più economica è quella di pollo con 3960 l/kg)
Un secondo grande vantaggio è la sicurezza alimentare in quanto, crescendo in un ambiente controllato, si riduce il rischio di malattie di origine animali e, non essendoci la necessità dell’impiego di antibiotici, di resistenza antibiotica. Oltre a questo, diventerebbe possibile confezionare un alimento in un unico luogo evitando contaminazioni esterne.
Un terzo vantaggio è sicuramente quello nutrizionale. Si basti pensare che sarebbe possibile ridurre drasticamente i grassi saturi andando a bilanciare un profilo ottimale di tutti gli acidi grassi. Si potrebbero poi includere ingredienti aggiuntivi come le vitamine.
Tra i contro una prima riflessione riguarda il benessere animale. Sicuramente la produzione di carne coltivata abbatterebbe enormemente gli animali da macello ma, attualmente, viene utilizzato il siero fetale bovino come ingrediente fondamento del terreno di coltura per le cellule.
Inoltre, bisogna considerare gli elevati costi iniziali necessari per tutti i processi produttivi della nuova tecnologia oltre che la poca fiducia da parte della popolazione, infatti, basti pensare che, secondo un’indagine Coldiretti Censis, oltre l’80% degli italiani sia contrario e poco fiducioso nei confronti della carne coltivata.
Un altro punto di riflessione è l’impatto socioeconomico. Con l’abolizione degli allevamenti intensivi si andrebbe incontro alla forte riduzione delle persone attualmente impiegate in questi processi produttivi.
In ogni caso ad oggi il disegno di legge che vieta la produzione della carne sintetica è stata approvata in via definitiva dal Parlamento.
L’Italia però non potrà impedirne l’importazione da altri paesi europei, ovviamente con costi più alti, se e quando arriverà l’autorizzazione UE a questo nuovo cibo.
Concludendo, credo che l’Italia e il mercato alimentare italiano stiano perdendo una grande occasione di sviluppo, ricerca e crescita sia in campo alimentare che sanitario. Basti pensare alla potenza di ricerca che hanno i laboratori privati e universitari presenti sul nostro territorio, inoltre l’EFSA (autorità europea per la sicurezza alimentare) ha sede a Parma e quindi, una volta fornito il parere scientifico sulla sicurezza di questo novel food, sarà il nostro paese a dare il via alla sua produzione in Europa.



