Per definizione, la RED-s (sindrome da deficit energetico relativo nello sport) è una compromissione delle funzioni fisiologiche (e anche psicologiche) dovuta prevalentemente ad una scarsa disponibilità energetica sul medio e lungo termine. In poche parole, la RED-S si verifica quando non si mangia abbastanza per sostenere le normali funzioni corporee insieme allo stress dell’esercizio fisico.
Dichiarazione di consenso sulla RED-s da parte del Comitato Olimpico Internazionale
La tutela della salute dell’atleta è un obiettivo dell’International Olympic Committee (IOC). Nel documento di consenso del 2014, il comitato consigliò di sostituire il termine triade dell’atleta femmina con la dicitura “sindrome da deficit energetico relativo nello sport – RED-s” proprio a sottolinearne la complessità ed il fatto che anche gli atleti di sesso maschile possono essere coinvolti (1). Atleti di qualsiasi livello e genere: dall’atleta d’elite a quello amatoriale.
Il fenomeno clinico della RED-s, dunque, non è una “triade” e non si parla solo di problemi legati alla salute ossea, ormoni sessuali e tasso metabolico, ma include molti altri danni come le alterazioni dell’immunità, della sintesi proteica, dell’aspetto psicologico, del sistema cardiovascolare, gastrointestinale, renale e nervoso. Insomma, si tratta di una sindrome che rappresenta una seria minaccia sia sul breve che sul lungo termine per la salute e benessere dell’atleta oltre che della prestazione sportiva.
In un recente aggiornamento (2023), il comitato Olimpico Internazionale sottolinea i principali progressi scientifici fatti dal 2018 ad oggi su questo tema. In particolare, c’è stata una crescita significativa del numero di studi che dichiara la LEA (Low Energy Availability) come fattore eziologico alla base delle RED-s e, per la prima volta, il fattore LEA viene diviso in due tipologie:
- LEA adattativa: una bassa disponibilità energetica sul breve o medio termine ed associata a effetti benigni e a cambiamenti reversibili. Dunque, ha un impatto minimo o nullo sulla salute, sul benessere e sulla prestazione.
- LEA problematica: un’esposizione sul lungo termine (o cronica) ad una condizione di bassa disponibilità energetica a cui si associano risposte disadattative. Le caratteristiche di questa esposizione (sintomi, segni, gravità) possono variare a seconda del soggetto.
Dunque, in questo nuovo Consensus Statement, a differenza dei precedenti, la LEA è posizionata al centro, ad evidenziare il suo ruolo come “variabile’’ di esposizione.
Non solo LEA, i principali temi emersi nell’ultimo aggiornamento sono:
- L’impatto aggravante di una condizione di bassa disponibilità di carboidrati (LCA), che si va a sommare alla LEA, nel condurre allo sviluppo di una RED-s. Sei studi, a partire dal 2019, hanno dimostrato l’impatto dell’LCA sullo sviluppo accelerato dei sintomi della sindrome.
- La sovrapposizione dei sintomi, segni e le difficoltà a distinguere la RED-s da una sindrome da sovrallenamento (OTS).
- Una definizione più accurata della terminologia usata per l’esposizione alla LEA breve termine (giorni o settimane), medio termine (settimane o mesi) e lungo termine (mesi o anni).
- Una migliore comprensione dell’associazione tra salute mentale e RED-s: sono state evidenziate cause e conseguenze del deficit energetico sulla salute mentale.
- Un progresso nella comprensione della RED-s relativa ad atleti di sesso maschile. Sempre più resoconti clinici hanno infatti riportato che non è raro osservare degli atleti maschi con deficit energetico cronico, con o senza la presenza di un disturbo dell’alimentazione, che si associa a perdita di massa ossea, diminuzione dei livelli di testosterone, cali della libido e impotenza e, in alcuni casi, a bradicardia marcata, ipotermia, diminuzione della forza e tendenza alla depressione (3, 4).
- Un progresso nella comprensione della RED-s relativa ad atleti con disabilità. La prevalenza stimata delle RED-s negli atleti paralimpici non è nota; tuttavia, ci sono preoccupazioni che gli atleti paralimpici possano essere in pareggio in termini di rischio di LEA rispetto agli atleti normodotati. Tra gli atleti paralimpici statunitensi che si preparano per i Giochi Paralimpici, il 62% ha tentato di manipolare il peso o la composizione corporea per migliorare le prestazioni, il 32% ha punteggi elevati all’esame sui disturbi alimentari (Questionario EDE-Q – Eating Disorder Examination Questionnaire) ed il 44% delle atlete di sesso femminile ha riportato una disfunzione relativa al ciclo mestruale.
Linee guida e trattamento
In generale, migliorare la disponibilità energetica complessiva dell’atleta (con eventuale supporto psicologico) può essere la chiave per iniziare ad affrontare i suoi problemi.
Per preservare la salute, l’equilibrio ormonale dell’atleta e ridurre al minimo tutti i fattori di rischio (anche in quelle fasi della preparazione considerate più “estreme” come le fasi di cut e definizione o rientro nella categoria di peso pre gara), è importante tener conto di alcune indicazioni:
- perdita di peso graduale che non vada a intaccare la massa magra
- corretto bilancio idro-elettrolitico
- non scendere con l’introito sotto le 25 kcal/kg di massa magra per gli uomini e 30 kcal/kg di massa magra per le donne
- non scendere con grassi sotto i 0,5-0,6 g/kg di massa magra (e solo per brevi fasi)
- sincronizzazione del programma nutrizionale con il programma di allenamento
- programmare in anticipo e in maniera adeguata la stagione agonistica
- supporto di uno psicoterapeuta esperto di sport.
È sempre bene personalizzare sul singolo individuo in base alle sue necessità, caratteristiche, eventuale presenza di condizioni patologiche, tipologia di sport praticato e competizione da effettuare. Un’attenta pianificazione dietetica può aiutare un’atleta a soddisfare le esigenze energetiche e nutrizionali.
Sia la quantità che la qualità delle assunzioni di macronutrienti sono importanti per supportare la salute, prestazioni e recupero degli atleti.
Conclusioni
Il lavoro dello IOC mira a stimolare l’azione delle organizzazioni sportive, professionisti sanitari e dello sport per proteggere la salute e il benessere dei molti atleti a rischio di sviluppare questa sindrome. È fondamentale la corretta informazione, educare gli atleti a cogliere e dare i giusti riscontri relativi a segni e sintomi, stare attenti a quelle che vengono definite come “red flags” (campanelli d’allarme).
Identificare prontamente i segnali della RED-s risulta cruciale poiché un intervento precoce consente di ripristinare in tempi più rapidi lo stato di salute ottimale nell’atleta e consente di scongiurare problematiche che possono avere conseguenze sul lungo termine.
Come sempre, è importante affidarsi a personale esperto e qualificato, ovvero biologo nutrizionista iscritto alla sezione A dell’Albo, dietista, medico dietologo. È importante che si lavori in equipe e che il nutrizionista sportivo si interfacci con il medico di riferimento, il medico dello sport, il preparatore atletico e lo psicoterapeuta.



