Sveglia, allenamento, riposo, allenamento, riposo. Ripeti. La giornata di un atleta può sembrare monotona, e in effetti lo è. Ogni giorno, ogni mese, ogni anno sappiamo esattamente cosa ci aspetta. Basta uno sguardo alla app sullo smartphone per leggere il menù della giornata: sappiamo cosa ci chiederà l’allenatore, se affronteremo qualcosa che amiamo o qualcosa che detestiamo (spoiler: spesso la seconda opzione!). Conosciamo ogni sensazione che proveremo: fatica, paura, dolore, sollievo, soddisfazione. In pochi secondi viviamo l’intera giornata ancora prima di iniziarla. Ma poi, una volta messo in tasca il telefono e preparata la borsa, una volta uscito di casa e accesa l’auto, una volta arrivato in palestra., nel momento in cui sto per aprire la porta d’ingresso, mi chiedo: “Riuscirò a mantenere le aspettative di tutti?“. In questo articolo vi racconto come affronto una giornata di allenamento di Crossfit, come provo a silenziare quella vocina nella testa che, ogni tanto, mi dice che non posso farcela. Vi do un indizio: è tutta una questione di routine.
Mattina
La luce della sveglia illumina la stanza e gli occhi si aprono. Se il tempo lo permette, mi concedo cinque-dieci minuti sotto le coperte per raccogliere i pensieri e mettere ordine nelle idee. Mentre preparo la colazione, riordino casa: non sono scaramantico, ma non posso uscire senza rifare il letto o pulire la cucina. Da ragazzino vidi un video motivazionale che diceva: “Se vuoi cambiare il mondo, inizia rifacendoti il letto la mattina.” Da allora, l’ordine in casa è diventato parte integrante della mia routine. Mi trasmette tranquillità, e senza tranquillità non riesco a performare al meglio.
Negli anni ho costruito una routine quasi procedurale: portare a termine alcune semplici tasks durante la giornata mi aiuta a creare entusiasmo, che poi si riflette in allenamento. Per aumentare questa sensazione, ho reso i miei compiti quotidiani volutamente semplici: rifare il letto, dedicare un’ora alla formazione, arrivare in palestra prima di una certa ora, fare un power-nap di venti minuti dopo pranzo. Piccole cose che, sommate, fanno la differenza.
Nota: uso una sveglia a luce solare senza suoni. Credo che il trauma di un rumore improvviso possa rendermi irritabile, e iniziare così la giornata è la cosa peggiore.
Pomeriggio
Dopo la sessione del mattino, torno a casa per pranzare. Sono fortunato a vivere vicino alla palestra: posso concedermi un pasto caldo e, soprattutto, un momento di quiete. La mia casa è in una zona particolare di Lucca, vicina al centro storico ma immersa nella campagna. A pranzo il silenzio è tale che riesco a sentire i miei pensieri. Dopo il caos della palestra, questa pausa è essenziale per rigenerarmi prima della sessione pomeridiana.
Anche nei weekend di gara cerco sempre di ricreare questa condizione. Ho imparato che un atleta è colui che, paradossalmente, vive meno di tutti il campo gara. Cercare il silenzio, quando tutto intorno urla pressione e aspettative, è vitale per sopravvivere mentalmente e fisicamente a quei giorni interminabili.
La sessione del pomeriggio è spesso la più difficile: le energie della mattina non si recuperano completamente e devo dosarmi. In queste situazioni, comprendere l’intento dell’allenamento è essenziale. A volte è scritto chiaramente nel programma, altre volte sta a me interpretarlo in base alle mie sensazioni. Non sempre ci riesco. Capita di sbagliare, di non centrare l’obiettivo, di sottovalutare la fatica o di eseguire un workout senza la giusta intensità. Ogni errore lo sento come uno schiaffo, ogni decisione sbagliata diventa un macigno. Mi scoraggio, metto in dubbio ogni scelta degli ultimi dieci anni. No, non è un’esagerazione. Ma poi la voglia di rimettermi in piedi torna sempre.
Sera
Il rientro a casa segna la fine della giornata. Cerco di distaccarmi da tutto ciò che è successo nelle ore precedenti e mi concentro su ciò che mi avvicina al riposo. Le ultime tasks della giornata mi aiutano a chiudere il cerchio, per andare a dormire con la mente sgombra.
Chi mi conosce sa che parlo pochissimo di allenamento quando sono con altre persone. Distaccarmi dal mio mondo principale è fondamentale: raramente guardo documentari su gare o atleti, preferisco concentrarmi su altro. Poi, giunta l’ora, non resta che fare un’ultima cosa: entrare nel letto, spegnere la luce e chiudere gli occhi. Domani si ricomincia.
La mia vita è un continuo marcare caselle immaginarie che mi permettono di restare sui binari giusti. Non è una questione di controllo maniacale, ma di costruire una struttura che mi aiuti a raggiungere la mia massima espressione atletica. Ogni casella segnata è un passo in più verso il mio obiettivo: essere la migliore versione di me stesso.



