Dalla insoddisfazione dell’immagine corporea al Disturbo di Dismorfismo Corporeo

Dalla insoddisfazione dell’immagine corporea al Disturbo di Dismorfismo Corporeo

Introduzione

Un recente manuale sul Disturbo di Dismorfismo Corporeo (Body Dysmorphic Disorder, BDD) comincia con “Panta rei” – tutto scorre (1,3). L’affermazione di Eraclito descrive molto bene il corso della vita e dei continui mutamenti: il corpo umano subisce delle trasformazioni costanti nello scorrere del tempo e talvolta queste possono diventare particolarmente salienti nel vissuto personale.
L’esposizione continua a modelli estetici idealizzati favorisce la percezione dell’insoddisfazione corporea, caratterizzata da confronti costanti e difficoltà ad accettare il proprio aspetto. In alcuni casi, queste esperienze possono evolvere in DDB o in altre forme di dispercezione corporea.
Riconoscere i segnali precoci è il primo passo per costruire un rapporto più sano e consapevole con il proprio corpo.

Immagine corporea: come la mente costruisce il corpo che vediamo?

L’immagine corporea si riferisce al modo in cui percepiamo il nostro corpo nella sua interezza o nelle singole parti. In altri termini, è la rappresentazione mentale (2) che una persona ha del proprio corpo, ma non rappresenta soltanto una questione di schema corporeo: include anche pensieri, emozioni e comportamenti legati all’aspetto fisico ed anche a come pensiamo che gli altri ci percepiscano (1).
È un aspetto molto importante della nostra identità personale, che influenza quindi non solo il modo in cui vediamo il corpo, ma anche la qualità della nostra vita.

Cos’è la dispercezione corporea e quali sono i segnali di allarme?

La dispercezione corporea si riferisce a una percezione alterata del corpo ed è tra i sintomi della DBB e altri disturbi come quelli legati al comportamento alimentare. Si manifesta principalmente come una distorsione nella percezione oggettiva del proprio corpo, ovvero ciò che vediamo e sentiamo rispetto al nostro aspetto e che non corrisponde alla realtà misurabile (4).
La dispercezione del corpo può avere conseguenze significative, impattando negativamente sulla salute mentale e sul modo in cui viviamo la quotidianità e può riguardare:

  • Dimensioni del corpo o parti di questo (es. sentirsi troppo grandi o piccoli)
  • Forma di alcune parti del corpo
  • Sensazione di estraneità o alterazione dell’immagine corporea.

Come la dispercezione corporea si integra con altri disturbi psicologici?

Al di fuori di condizioni neurologiche o psichiatriche severe (es. psicosi, derealizzazione o depersonalizzazione), la dispercezione corporea è un fenomeno transdiagnostico, ovvero una condizione che può comparire in distinti disturbi psicopatologici . È particolarmente rilevante nei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA, precedentemente Disturbi del Comportamento Alimentare – DCA) e nel BDD, ma è frequentemente associata anche a disturbi d’ansia, depressione e a condizioni caratterizzate da bassa autostima e forte sensibilità al giudizio altrui. In alcuni contesti sportivi, soprattutto quelli in cui il peso e/o l’estetica corporea assumono un ruolo centrale, la dispercezione corporea può inoltre aumentare il rischio di sviluppare comportamenti alimentari disfunzionali e pratiche di allenamento eccessive (5,6).

Cosa si intende per Disturbo di Dismorfismo corporeo e quali sono i sintomi?

Il BDD (3) è un disturbo psicologico caratterizzato da una preoccupazione intensa e persistente per uno o più difetti dell’aspetto fisico che risultano inesistenti o appena percettibili agli altri. La persona vive tali imperfezioni come gravi e invalidanti, al punto da concentrare su di esse gran parte dei propri pensieri e delle proprie energie.
Questa preoccupazione è accompagnata da comportamenti ripetitivi e ritualizzati, come controllarsi frequentemente allo specchio, toccare o nascondere la parte del corpo ritenuta difettosa, cercare continue rassicurazioni o confrontarsi costantemente con l’aspetto degli altri. Tali comportamenti, sebbene finalizzati a ridurre l’ansia, contribuiscono a mantenere il disagio psicologico.
Il disturbo provoca una significativa sofferenza emotiva, spesso associata a vergogna, ansia, umore depresso, difficoltà nelle relazioni sociali e nella vita quotidiana. Numerosi studi evidenziano inoltre una stretta relazione tra BDD, attività sportiva e DNA (5,6). In particolare, come discusso nel paragrafo precedente, nei contesti sportivi in cui l’estetica, il peso corporeo o la composizione corporea assumono un ruolo centrale (ad esempio bodybuilding, danza, ginnastica o sport a categorie di peso), l’insoddisfazione corporea e l’attenzione eccessiva all’immagine fisica possono aumentare il rischio di sviluppare sintomi dismorfofobici. Allo stesso modo, il BDD presenta importanti punti di contatto con i DCA, condividendo la preoccupazione eccessiva per il corpo, i comportamenti di controllo e l’alterata percezione di sé, pur distinguendosi dal fatto che il focus non riguarda necessariamente il peso o la massa grassa, ma qualsiasi caratteristica fisica percepita come difettosa (6).

Come interviene la psicoterapia?

Il trattamento psicologico mira a comprendere i fattori che mantengono il disturbo e a modificare i meccanismi disfunzionali sottostanti. La terapia di riferimento è la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) (7), che interviene su:

  • Pensieri disfunzionali legati all’immagine corporea
  • Emozioni associate
  • Comportamenti di evitamento e controllo.

Perché è utile un intervento integrato tra psicoterapia, nutrizione e attività fisica?

Un intervento integrato tra psicoterapia, nutrizione e attività fisica è efficace perché la dispercezione corporea è un fenomeno multifattoriale che coinvolge pensieri, emozioni e comportamenti. La letteratura evidenzia che interventi multimodali, che agiscono su immagine corporea, alimentazione e movimento, risultano più efficaci nel lungo termine (8,9). Il supporto nutrizionale aiuta a ridurre rigidità e restrizioni alimentari, mentre l’attività fisica strutturata, se non guidata da motivazioni compulsive o esclusivamente estetiche, può migliorare la consapevolezza corporea e il benessere psicologico.

Conclusioni

L’aspetto fisico, “come mi vedo e come mi vedono gli altri”, è un costrutto multidimensionale che può diventare clinicamente rilevante. Come dico spesso ai miei pazienti, il rapporto con noi stessi e con il nostro corpo può cambiare profondamente quando smettiamo di guardarlo solo attraverso il filtro del giudizio e iniziamo a riconoscerne il valore per tutto ciò che ci permette di vivere, fare e sperimentare ogni giorno. Prendercene cura con piccoli gesti quotidiani, attraverso uno stile di vita sano e, se possibile, iniziando un’attività fisica, significa costruire un legame verso il proprio corpo fatto di rispetto, gratitudine e fiducia.

Bibliografia

1. Scarinci, A., & Lorenzini, R. (2015). Disturbo di dismorfismo corporeo: Assessment, diagnosi e trattamento. Edizioni Centro Studi Erickson.

2. Schilder, P. (2013). The image and appearance of the human body. Routledge.

3. American Psychiatric Association, DSM-5 (2014). DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Raffaello Cortina.

4. Thomas F. Cash & Smolak, L. (2011). Body Image: A Handbook of Science, Practice, and Prevention (2nd ed.). New York: Guilford Press.

5. Katharine A. Phillips (2005). The Broken Mirror: Understanding and Treating Body Dysmorphic Disorder. New York: Oxford University Press.

6. Ron A. Thompson & Sherman, R. T. (2014). Eating Disorders in Sport. New York: Routledge.

7. Fisher & Thompson (1994). CBT vs Exercise Therapy for Body Image Disturbance. Behavior Modification

8. Srismith et al. (2020). Influence of Physical Activity Interventions on Body Representation. Frontiers in Psychiatry.

9. Zeeck et al. (2020). Sport Therapy Program for Eating Disorders. Journal of Eating Disorders.

Giulia Ceragioli
Giulia Ceragioli è una psicologa iscritta all'Ordine degli Psicologi della Toscana (n.9579); psicoterapeuta in formazione con orientamento Cognitivo-Comportamentale. Ha collaborato con l'Università degli studi di Firenze per ricerca nel campo dell'immagine corporea e del comportamento alimentare ed è coautrice di alcune pubblicazioni in merito. Lavora in libera professione ed è impegnata in una casa di cura come psicologa sul territorio fiorentino. È appassionata di sport, le piace imparare quello che non conosce e da un paio di anni pratica crossfit.
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