Goal setting nello sport: strategie psicologiche per migliorare prestazioni e motivazione

La definizione degli obiettivi nello sport

Chi non desidererebbe vincere alla lotteria? Per molti sarebbe “l’impossibile che si realizza”. Vincere è tecnicamente possibile – una probabilità su 11.000.000 (1) – ma anche i due matematici britannici (2) che hanno sviluppato un metodo per aumentare le possibilità di vincita affermano che non esiste garanzia che il premio copra i costi sostenuti.
Cosa significa? Che vincere alla lotteria è un desiderio: se accade, ci rende felici, ma non può diventare un vero obiettivo.
Un obiettivo, infatti, deve essere specifico, misurabile, raggiungibile e pianificabile.

Perché definire gli obiettivi migliora le prestazioni atletiche?

In ambito sportivo capita spesso di porsi obiettivi che non dipendono dal nostro pieno controllo, generando frustrazione, ansia e un calo di autoefficacia. Per questo è fondamentale dirigere bene le proprie energie e impostare un buon goal setting.

Che cosa si intende per “goal setting” nello sport e come si applica?

Nel contesto sportivo, il goal setting (7) è il processo attraverso cui atleti e allenatori definiscono obiettivi chiari, misurabili e orientati al miglioramento della performance. Non basta “voler migliorare”: gli obiettivi efficaci sono specifici, osservabili e dotati di scadenze precise, così da offrire una direzione concreta all’allenamento.
Fissare traguardi moderatamente difficili aiuta a mantenere motivazione e impegno, soprattutto quando vengono scritti, monitorati e suddivisi in step a breve e lungo termine.

I principi del goal setting (3) includono:

  • Definire obiettivi specifici, misurabili e osservabili.
  • Stabilire scadenze chiare.
  • Fissare obiettivi moderatamente sfidanti.
  • Monitorare i progressi in modo regolare.
  • Usare obiettivi a breve termine come tappe verso quelli a lungo termine.
  • Definire obiettivi sia per l’allenamento che per la gara.
  • Assicurarsi che gli atleti sentano propri gli obiettivi.
  • In squadra, adattare gli obiettivi alle differenze individuali.
  • Formulare obiettivi in positivo, non come evitamento.
  • Predisporre una strategia concreta.
  • Cercare supporto da allenatori, compagni e famiglia.

Quali caratteristiche deve avere un obiettivo? Il modello SMART

Il modello S.M.A.R.T. (4,5) aiuta gli atleti a costruire obiettivi realmente efficaci. L’acronimo indica obiettivi Specifici, Misurabili, Achievable (Raggiungibili), Rilevanti e Temporalmente definiti.

  • Specifico: l’obiettivo deve descrivere esattamente ciò che vuoi ottenere. Invece di “correre meglio”, puoi puntare a “completare un 8K in meno di 60 minuti”.
  • Misurabile: serve una metrica che permetta di monitorare i progressi, come distanza, ritmo o traguardi settimanali.
  • Achievable (Raggiungibile): l’obiettivo deve essere sfidante ma realistico in base al proprio livello. Un principiante può puntare a completare un 8K senza fermarsi; un atleta esperto può mirare a un nuovo personal best.
  • Rilevante: l’obiettivo deve avere un significato personale, legato alla propria motivazione.
  • Time-bound: una scadenza chiara crea urgenza e aiuta a mantenere costanza, riducendo la procrastinazione.

Gestire l’ansia da prestazione con il goal setting: risultato, prestazione e processo

Per sfruttare al meglio il goal setting è fondamentale conoscere i diversi tipi di obiettivi (6) e il ruolo di ciascuno:

  • Obiettivi di risultato (Outcome goals): sono i più ambiziosi, come vincere un campionato o ottenere un traguardo professionale. Sono fortemente motivanti, ma non totalmente sotto il proprio controllo; concentrarsi troppo su di essi può aumentare stress e rigidità mentale.
  • Obiettivi di performance: indicano i progressi verso l’obiettivo di risultato, come migliorare il proprio tempo di corsa di 3 minuti o riuscire a eseguire due double unders per chi pratica CrossFit®. Aiutano a riconoscere i miglioramenti e a rafforzare autostima e motivazione.
  • Obiettivi di processo: riguardano ciò che si fa ogni giorno: seguire il piano di allenamento, dormire a sufficienza, curare la tecnica, alimentarsi in modo adeguato. Sono gli obiettivi su cui si ha maggior controllo.

Autoefficacia e fiducia in sé stessi: come rafforzarla grazie al goal setting

Goal setting e autoefficacia si influenzano reciprocamente: definire obiettivi chiari e raggiungibili aumenta la fiducia dell’atleta nelle proprie capacità, e questa maggiore fiducia lo spinge a porsi obiettivi sempre più sfidanti (8).

Pianificazione mentale e revisione periodica: il ciclo continuativo del goal setting

Il goal setting efficace si basa su un ciclo continuo. Quando l’atleta raggiunge i vari step del proprio piano, motivazione e autoefficacia aumentano, favorendo ulteriore impegno.

Il processo segue quattro fasi principali:

  • Pianificazione: definire l’obiettivo (spesso con lo SMART), scriverlo e suddividerlo in tappe con scadenze chiare.
  • Esecuzione: passare all’azione con piccoli passi quotidiani, costanza e sviluppo delle competenze necessarie.
  • Monitoraggio: misurare i progressi e adattare la strategia quando necessario.
  • Valutazione: analizzare il risultato, celebrare i traguardi e ridefinire nuovi obiettivi, riavviando il ciclo.

Questo approccio trasforma il goal setting in uno strumento di crescita continua, utile sia in allenamento che in gara.

Bibliografia
[1] Lotteria Italia https://www.lotteria-italia.it/vincite/probabilita-vincita#:~:text=La probabilità di vincita del,1.000.000 di biglietti digitali.
[2] Cushing, D., & Stewart, D. I. (2023). You need 27 tickets to guarantee a win on the UK National Lottery.
[3] Monsma, E. V. (2007). Principles of Effective Goal Setting.
[4] Doran, G. T. (1981). There’s a S.M.A.R.T. way to write management’s goals and objectives. Management Review, 70, 35–36.
[5] Bird, M. D., Swann, C., & Jackman, P. C. (2024). The what, why, and how of goal setting: A review of the goal-setting process in applied sport psychology practice. Journal of applied sport psychology, 36(1), 75-97.
[6] Locke, E. A., & Latham, G. P. (Eds.). (2013). New developments in goal setting and task performance (Vol. 24, p. 664). New York: Routledge.
[7] Locke, E. A., & Latham, G. P. (1990). A theory of goal setting & task performance. Prentice-Hall, Inc.
[8] Williamson, O., Swann, C., Bennett, K. J., Bird, M. D., Goddard, S. G., Schweickle, M. J., & Jackman, P. C. (2024). The performance and psychological effects of goal setting in sport: A systematic review and meta-analysis. International review of sport and exercise psychology, 17(2), 1050-1078.

Giulia Ceragioli
Giulia Ceragioli è una psicologa iscritta all'Ordine degli Psicologi della Toscana (n.9579); psicoterapeuta in formazione con orientamento Cognitivo-Comportamentale. Ha collaborato con l'Università degli studi di Firenze per ricerca nel campo dell'immagine corporea e del comportamento alimentare ed è coautrice di alcune pubblicazioni in merito. Lavora in libera professione ed è impegnata in una casa di cura come psicologa sul territorio fiorentino. È appassionata di sport, le piace imparare quello che non conosce e da un paio di anni pratica crossfit.
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