Durante le Olimpiadi di Tokyo 2020, Simone Biles, una delle ginnaste più forti della storia, ha spiazzato il pubblico decidendo di ritirarsi dalla gara per la quale si stava preparando, negli ultimi quattro anni, affermando che la sua salute mentale veniva “prima di qualsiasi medaglia”. Allo stesso modo, il nuotatore olimpionico Michael Phelps ha parlato della sua depressione e sempre per ragioni legate alla salute mentale, nel 2023 il mondo del CrossFit ha assistito al ritiro di Mal O’Brien e Haley Adams proprio all’inizio della stagione.
Questi sono solo alcuni degli atleti che, per ragioni distinte, hanno ribadito l’importanza del connubio tra sport e salute mentale.
Il benessere psicologico in ambito sportivo, difatti, è importante quanto il benessere fisico, sia per gli atleti agonisti che per quelli amatoriali: uno stato di stress cronico aumenta notevolmente il rischio di burnout e ripercussioni sia sulla salute fisica che mentale.
In questo articolo andiamo a trattare approfonditamente l’argomento e capiamo insieme perché è importante parlare della salute mentale in ambito sportivo e della figura professionale che interviene in questo ambito così peculiare, cioè lo psicologo sportivo.
Di cosa si occupa lo psicologo sportivo?
Lo psicologo dello sport si occupa di valutare, migliorare e/o potenziare i fattori psicologici che influenzano le prestazioni atletiche. La gestione dell’ansia, dello stress, lo sviluppo delle capacità attentive e di concentrazione, della fiducia e il miglioramento della comunicazione intrapersonale e interpersonale sono solo alcune delle aree di intervento degli specialisti in psicologia dello sport.
In che modo lo psicologo sportivo interviene sull’atleta?
Gli interventi più comunemente adottati dagli atleti per migliorare le prestazioni si focalizzano sulla visualizzazione, la definizione degli obiettivi, il dialogo interiore e la regolazione dello stato di rilassamento ed eccitazione psicofisica (1).
È necessario lo psicologo sportivo?
Dipende. Gli atleti, sia professionisti che amatoriali, affrontano quotidianamente fattori di stress fisiologici e psicologici unici. Questi possono contribuire a infortuni, sovrallenamento, burnout e/o altri problemi di salute fisica e mentale (1).
La figura dello psicologo può essere considerata come un buon integratore. In alcuni casi un supporto psicologico può essere fondamentale, non solamente ai fini della performance, ma anche per garantire una adeguata cura di sé e della propria mente che, in ambito sportivo, è esposta a diversi fattori di rischio per il benessere psicologico.
Salvo casi specifici, gli aspetti critici che comunemente possono emergere in ambito sportivo, come una temporanea mancanza di fiducia, uno stato di ansia elevato, difficoltà a comprendere i propri segnali corporei, etc. possono risolversi senza l’intervento di un terapeuta, a patto che non vengano messe in secondo piano.
Un buon automonitoraggio delle proprie emozioni e dei propri pensieri, una corretta comunicazione con il proprio allenatore, i membri dell’equipe sportiva e/o i compagni di squadra, sono alcune preziose risorse a cui attingere per poter mitigare i possibili ostacoli psichici che minano il benessere psicologico e la performance sportiva (2).
Tutti gli psicologi possono fornire un intervento in ambito sportivo?
In linea generale, che sia per l’ambito sportivo, relazionale o per il trattamento di una certa sintomatologia clinica, è importante rivolgersi ad un terapeuta con una formazione specifica rispetto al tipo di intervento da fare.
Quali sono le aree di intervento dello psicologo su uno sportivo?
Quando si parla di sport e salute mentale, le principali aree di intervento riguardano (3, 4, 10):
- La focalizzazione attentiva: la concentrazione attentiva implica la capacità di escludere e/o diminuire l’impatto di elementi di distrazione e concentrarsi sul compito da svolgere.
- La resistenza mentale: si riferisce alle caratteristiche psicologiche che promuovono prestazioni fisiche ottimali. Tra queste caratteristiche ci sono un’incrollabile fiducia in sé stessi, la grinta, la capacità di reagire positivamente agli imprevisti, la capacità di mantenere uno stato di sotto pressione e mantenere il controllo.
- Riabilitazione all’esercizio fisico dopo un infortunio: in alcuni casi possono emergere delle emozioni di frustrazione, rabbia e/o paura dopo un infortunio che bloccano il rientro dopo un infortunio che interferiscono con la ripresa dell’allenamento e/o delle situazioni che possono essere interpretate come rischiose (sebbene non lo siano).
- La visualizzazione (imagery) e definizione degli obiettivi: la capacità di creare un’immagine mentale dei passi necessari per raggiungere un obiettivo può contribuire a preparare l’atleta mentalmente alla competizione, oltre a incrementare la capacità di gestione emotiva durante la prova. Tuttavia, gli obiettivi oggetto di visualizzazione devono essere realistici ed è importante preparare l’atleta alla gestione degli eventi imprevisti (es. un andamento migliore o peggiore della performance durante la prova fisica).
- La motivazione all’attività sportiva: in ambito sportivo si parla di motivazioni estrinseche riferendosi a ricompense esterne come trofei, denaro o riconoscimento/apprezzamento sociale. Le motivazioni intrinseche nascono dall’interno, sono maggiormente potenti e possono essere, ad esempio, il desiderio personale di vincere, superare un limite percepito e/o il senso di orgoglio che deriva dall’esecuzione di un’abilità.
- La comunicazione con i membri della propria dell’equipe.
- Gli stati di ansia e gestione dello stress: questo ultimo punto è particolarmente rilevante per gli atleti che percepiscono una forte pressione derivante dalla propria performance sportiva.
Le cause (5) maggiormente diffuse che scatenano e mantengono uno stato di ansia da prestazione elevato, poco prima o durate una gara, sono la paura di sbagliare (6), la mancanza di fiducia nelle proprie capacità (7) e le aspettative non realistiche (8).
Inoltre, è da specificare che il burnout sportivo può verificarsi negli atleti che sperimentano una forte pressione, sintomi di ansia e svolgono programmi di allenamento intensi abbinati a limitazioni in funzione della preparazione sportiva (es. riduzione del tempo libero e/o dieta ferrea). Per gli atleti professionisti è dunque necessario saper ripristinare il senso di equilibrio, imparare a rilassarsi e mantenere alta la motivazione per prevenire il rischio di burnout (3, 9).

