Allenamento

Triade dell’atleta: tutto quello che c’è da sapere

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Parlare di nutrizione e allenamento "al femminile" significa toccare un tasto dolente e il fraintendimento è dietro l’angolo. Ci sono diversi punti di vista e scuole di pensiero a riguardo ma sappiamo che, in ambito medico e scientifico, contano fisiologia e cosa ci dice la letteratura scientifica in merito. Nel pratico, quello che conta ancor di più è la personalizzazione sul singolo individuo e le sue necessità a prescindere dal suo sesso.

Cosa si intende per triade dell'atleta?

Negli anni è stato registrato un numero crescente di atlete con amenorrea, fratture da stress non traumatiche e disturbi del comportamento alimentare, ma solo nel 1992 l’American College of Sports Medicine (ACSM) conia il termine “triade”, il quale stabilisce una stretta correlazione tra queste condizioni.

Inizialmente, la definizione originale vedeva la triade dell’atleta femminile come un’alterazione dello stato fisiologico caratterizzata da disturbi alimentari, amenorrea e osteoporosi ma nel 2007, in seguito al progredire degli studi, l’ACSM aggiorna tale definizione al fine di includere un ampio spettro di disfunzioni legate alle tre componenti principali della triade che diventano, così, gli estremi patologici di questo range di alterazioni [1].

Nel contesto sportivo accade spesso che le donne adottino comportamenti alimentari restrittivi con un numero di allenamenti settimanali elevato. Questo atteggiamento le porta verso una condizione di “bassa disponibilità energetica” rischiosa sul lungo termine essendo uno stato in cui il corpo non ha abbastanza energia per supportare tutte le funzioni fisiologiche necessarie per mantenere una salute ottimale [1,2].

Una decina di anni fa l’introito energetico basso è stato identificato come un fattore di rischio della triade della donna atleta che contribuisce alla bassa densità minerale ossea (BMD, che può sfociare in osteoporosi) e ai disturbi mestruali (cicli irregolari, anovulatori, amenorrea ipotalamica).

Atlete che seguono una dieta che non soddisfa i bisogni energetici e nutrizionali hanno un rischio più alto di:

  • lesioni muscolo-scheletriche
  • squilibri ormonali (cortisolo, DHEA, ormoni sessuali, ormoni tiroidei, ormoni che regolano l’appetito come la diminuzione di leptina e ossitocina con aumento di grelina, adiponectina e peptide YY)
  • alterazioni del ciclo mestruale (deficit di fase luteale, oligomenorrea, amenorrea)
  • anemia sideropenica
  • disfunzioni endoteliali
  • disturbi e alterazioni dell’umore
  • problemi digestivi e intestinali
  • disregolazione del bilancio idrosalino
  • deficit a carico del sistema immunitario
  • maggior rischio di URTI – dall’inglese Upper Respiratory-Tract Infections
  • scarse prestazioni sportive e difficoltà di recupero
  • scarsi livelli di benessere percepito.

Un deficit energetico cronico o una condizione di deficienza energetica relativa sono assolutamente controindicati. Il rischio non riguarda solo l’apporto energetico e di macronutrienti (carboidrati, proteine, grassi) ma anche di nutrienti essenziali e micronutrienti.  [1, 2, 3, 10]

Una dieta adeguata, che vada a supportare i fabbisogni in termini di macro e micronutrienti, e supporto tramite integrazione specifica aiuta notevolmente a:

  • ridurre i rischi di infortunio (massimizzando le prestazioni atletiche e la capacità di recupero)
  • minimizzare il rischio di malattia (supportando il sistema immunitario)
  • minimizzare il rischio di triade dell’atleta [11].

Talvolta è l’esercizio fisico stesso, soprattutto nelle fasi più intense e tassanti, che incide negativamente sull’appetito, specialmente in condizione di stress cronico.

Alcune Red Flags che possono destare allarme e permetterci di intervenire in tempo:

  • Eccessiva perdita/caduta di capelli
  • Capelli ed unghie fragili
  • Insonnia o risvegli notturni
  • Stanchezza al risveglio
  • Stanchezza cronica e scarsa capacità di recupero
  • Frequenza cardiaca a riposo alterata
  • Variazioni del ciclo mestruale (anche le più piccole andrebbero segnalate)
  • Temperatura corporea alterata
  • Problemi digestivi

Come mai le ginnaste non hanno il ciclo?

Premesso che la condizione di amenorrea in un’atleta non è assolutamente un qualcosa da normalizzare, disturbi mestruali possono verificarsi a causa di livelli soppressi di leptina che interrompono la cascata di segnalazione per la sintesi di estrogeni e progesterone.

In particolare, bassi livelli di leptina compromettono la pulsatilità dell'ormone rilasciante la gonadotropina (GnRH) portando a una ridotta secrezione dell'ormone luteinizzante (LH) dall'ipofisi e infine a ridurre la produzione gonadica di estrogeni e progesterone. Il risultato netto è un'interruzione mestruale che si verifica lungo un continuum da lievi (ad es: anovulazione o carenze / deficit della fase luteale) a gravi irregolarità (es: oligomenorrea (cicli ≥ 35-40 giorni) che possono progredire in amenorrea (nessuna mestruazione per > 90 giorni).

In un contesto di stress cronico, allenamenti sfiancanti e bassa disponibilità energetica abbiamo un’alterazione dell’asse HPA (asse ipotalamo – ipofisi – surrene) che si ripercuote sull’asse HPG (asse ipotalamo – ipofisi – gonadi) compromettendo l’intero equilibrio ormonale e metabolico con ripercussioni sul benessere a 360 gradi.

Questo non avviene solo nelle ginnaste ma è un rischio per tutte le donne, sia le atlete che si allenano ad alti livelli che l’utente medio con programmazione nutrizionale e allenante non idonea al contesto. La problematica tende ad essere più nota nelle ginnaste e in altre atlete di sport definiti “estetici” in cui c’è anche un maggior rischio di disturbi del comportamento alimentare dal momento che si tratta di discipline che mirano ad una performance e valutazione estetica collegata a una particolare composizione corporea. L’American College of Sports Medicine (2007), ha confermato che le donne che parteci­pano a queste tipologie di sport che enfatizzano un basso peso cor­poreo sono a maggior rischio di sviluppare tali problematiche [1, 4, 12].

La triade dell'atleta riguarda solo le donne?

L’aggettivo “femmina” alla triade ha in realtà distolto l’attenzione dal fatto che diversi problemi relativi a questa sindrome si possono verificare anche nei maschi. Sempre più dati e resoconti clinici hanno riportato che non è raro osservare atleti maschi con deficit energetico cronico, con o senza la presenza di un disturbo dell’alimentazione, che si associa a perdita di massa ossea, diminuzione dei livelli di testosterone, cali della libido, impotenza e, in alcuni casi, bradicardia, ipotermia, diminuzione della forza e tendenza alla depressione o disturbi dell’umore [5, 6, 8].

Escludendo qualsiasi tipo di discriminazione di genere e/o affermazione sessista, tra atleti maschi e femmine ci sono delle differenze, per esempio i diversi livelli di ormoni sessuali e di densità minerale ossea, che dovranno essere studiate attentamente. Il fatto che lo sport ad alti livelli potrebbe avere degli impatti diversi è ancora oggetto di dibattito. Attualmente per i maschi abbiamo pochi dati che derivano solo da studi trasversali. Ci sono anche pochi studi longitudinali controllati che hanno riscontrato una riduzione dei livelli di testosterone in alcuni atleti e diminuzione della densità minerale ossea, ma la durata di queste ricerche è stata troppo breve per documentare il tutto in modo approfondito (in particolare l’eventuale sviluppo di fratture ossee) [6, 8] e sono necessari ulteriori approfondimenti.

Ad ogni modo sarebbe opportuno eliminare il termine “femmina” dalla triade dell’atleta, per evitare il focus solo su atlete femmine oppure, come suggerito dal documento di consenso del 2014 dell’International Olympic Committee sostituire il termine “triade dell’atleta femmina” con “deficit energetico relativo nello sport – RED-S” [9]. In questo documento si è anche sottolineato che la sindrome RED-S può colpire sia le femmine sia maschi e che non si tratta di una vera e propria triade, dal momento che determina molti altri danni come le alterazioni dell’immunità, della sintesi proteica, del sistema cardiovascolare, eccetera.

Dieta e RED-S

Studi clinici hanno dimostrato che un EA (Energy Availability o disponibilità energetica) di <30 kcal/ kg FFM (Fat free mass) sembra essere critico per la salute di giovani donne [13].

Per i maschi, Fagerberg ha descritto un EA prolungato <25 kcal / kg FFM come critico [10].

Limite densità ossea

(LDO)

Limite ciclo mestruale (LCM) Apporto calorico ideale
24 kcal / FFM 30 kcal / FFM 44-45 kcal / FFM

Per preservare la salute, l’equilibrio ormonale dell’atleta e ridurre al minimo tutti i fattori di rischio (anche in quelle fasi della preparazione considerate più “estreme” come definizione o rientro nella categoria di peso pre gara), è importante tener conto di alcune indicazioni:

  • perdita di peso mensile che si aggira intorno all’ 1,5 % del peso corporeo
  • corretto bilancio idro-elettrolitico
  • non scendere con l’introito sotto le 25-30 kcal/kg di massa magra (e solo per brevi fasi)
  • non scendere con grassi sotto i 0,5-0,6 g/kg di massa magra (e solo per brevi fasi)
  • allenamento contestualizzato in base alla fase e agli introiti del periodo
  • programmare in anticipo e in maniera adeguata la stagione agonistica.

Queste sono le cose da tenere a mente in maniera generica, poi è bene personalizzare sul singolo individuo in base alle sue necessità, caratteristiche, eventuale presenza di condizioni patologiche, tipologia di sport praticato e competizione da effettuare. Un’attenta pianificazione dietetica può aiutare un’atleta a soddisfare le esigenze energetiche e nutrizionali.

Sia la quantità che la qualità delle assunzioni di macronutrienti sono importanti per supportare la salute e le prestazioni degli atleti.

È importante che si lavori in equipe e che il nutrizionista sportivo si interfacci con il medico dello sport, il preparatore atletico e lo psicoterapeuta (necessaria la sua presenza in determinati contesti).

Teamwork is the key!

Bibliografia
  1. Aurelia Nattiv et al. American College of Sports Medicine position stand. The female athlete triad Med Sci Sports Exerc. 2007 Oct
  2. Manore, M.M.; Kam, L.C.; Loucks, A.B. The female athlete triad: Components, nutrition issues, and health consequences. J. Sports Sci. 2007
  3. Institute of Medicine (US) Committee to Review Dietary Reference Intakes for Vitamin D and Calcium. Dietary Reference Intakes for Calcium and Vitamin D; Ross, A.C., Talor, C.L., Yaktine
  4. Currie A. Sport and eating disorders – understanding and managing the risks. Asian J Sports Med. 2010 Jun;1(2):63-8. doi: 10.5812/asjsm.34864. PMID: 22375193; PMCID: PMC3289170.
  5. Sundgot-Borgen, J.; Meyer, N.L.; Lohman, T.G.; Ackland, T.R.; Maughan, R.J.; Stewart, A.D.; Muller, W. How to minimise the health risks to athletes who compete in weight-sensitive sports review and position statement on behalf of the Ad Hoc Research Working Group on Body Composition, Health and Performance, under the auspices of the IOC Medical Commission. Br. J. Sports Med. 2013
  6. L., Del Valle, H.B., Eds.; National Academies Press: Washington, DC, USA, 2011
    Harrison L . Researchers Debate ‘Male Athlete Triad’ Syndrome, https://www.medscape.com/viewarticle/888410 Accessed November 16, 2017.
  7. Roberts AC, McClure RD, Weiner RI, Brooks GA. Overtraining affects male reproductive status. Fertil Steril. 1993;60:686-692. Abstract
  8. Dolan E, Crabtree N, McGoldrick A, Ashley DT, McCaffrey N, Warrington GD. Weight regulation and bone mass: a comparison between professional jockeys, elite amateur boxers, and age, gender and BMI matched controls. J Bone Miner Metab. 2012;30:164-170. Abstract
  9. Mountjoy M, Sundgot-Borgen J, Burke L, et al. The IOC consensus statement: beyond the female athlete triad —relative energy deficiency in sport (RED-S). Br J Sports Med. 2014;48:491-497. Abstract
  10. Petter Fagerberg Negative Consequences of Low Energy Availability in Natural Male Bodybuilding: A Review  Int J Sport Nutr Exerc Metab. 2018 Jul
  11. Thomas, D.T.; Erdman, K.A.; Burke, L.M. Position of the academy of nutrition and dietetics, dietitians of canada, and the american college of sports medicine: Nutrition and athletic performance. J. Acad. Nutr. Diet. 2016
  12. Ruocco G, Andrioli Stagno R, Ballardini D, Cotugno A, Dalla Ragione L, Dalle Grave R, Del Toma E, Emanuele A, Galanti G, Galeffi V, Giacomini D, Gravina G, Iacopini P, Monteleone P, Pezzana A, Romano G, Santonastaso P, Trabace R, Vincenzi M (2017) Linee di indirizzo nazionali per la riabilitazione nutrizionale nei disturbi dell’alimentazione. Quaderni del Ministero della Salute (29)
  13. Cano Sokoloff N, Misra M, Ackerman KE. Exercise, Training, and the Hypothalamic – Pituitary-Gonadal Axis in Men and Women. Front Horm Res. 2016
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