Nel mondo dello sport e della vita quotidiana si sente spesso parlare di mentalità vincente, ma raramente ci si ferma davvero a comprenderne il significato profondo. Troppo spesso viene associata esclusivamente al risultato, alla vittoria sugli altri o al successo immediato. In realtà, la mentalità vincente è un processo interiore, una costruzione lenta e consapevole che richiede equilibrio, sacrificio e una forte capacità di ascolto di sé. Non è qualcosa che si improvvisa: si allena, si coltiva e si rafforza giorno dopo giorno. Ne parliamo con Riccardo Malagnino, Ultra-Endurance Hybrid Athlete, che compete in discipline che vanno dall’Ironman agli ultra trail e ultracycling, fino a strongman, weightlifting, CrossFit e Spartan Race.
Ciao Riccardo, è un piacere averti qui! Iniziamo: Cos’è davvero per te la mentalità vincente?
Innanzitutto, l’aggettivo vincente indica un qualcosa di efficace, di successo e che funziona bene; ci tengo a precisare che un vincente può essere un vincitore ma non lo è in assoluto; quest’ultimo, invece è “chi vince (in una gara, competizione o confronto) e quindi è risultato primo o ha conseguito la vittoria”. Quindi la mentalità vincente non significa vincere e dominare ogni gara. La vera mentalità vincente nasce dentro di noi: è una scelta quotidiana di crescita e raggiungimento di obiettivi. È la volontà di diventare, passo dopo passo, la versione migliore di sé stessi, senza paura dei propri limiti e senza il bisogno di confronti inutili.
Il vero avversario è il me di ieri. Il confronto con gli altri, soprattutto con atleti più forti, può essere uno strumento utile per migliorarsi, ma non è sufficiente né deve diventare un’ossessione. Serve da stimolo ma fondamentalmente non deve essere l’unico strumento di misura.
La mentalità vincente non è solo spingere sempre al massimo. È anche saper frenare, dosare le energie e proteggersi. Vincere nella vita significa arrivare lontano, non soltanto andare forte oggi. Significa comprendere che alcuni sacrifici non portano crescita, ma consumo. Come mi ha sempre detto mio padre: “Il troppo storpia.” Oggi so che alcune scelte potrebbero limitarmi in futuro, ma so anche che posso proteggermi, crescere e migliorare imparando a riconoscere ciò che mi logora e ciò che, invece, mi fortifica nella fatica.
La mentalità vincente è equilibrio: spinta e prudenza, ambizione e saggezza. È credere nel proprio percorso e avere il coraggio di costruire, giorno dopo giorno, il proprio successo.
Un’altra sfumatura fondamentale è la capacità di allenarsi anche quando non se ne ha voglia, quando la stanchezza pesa e la motivazione vacilla. Gli allenamenti più formativi sono spesso quelli che iniziano male e che, grazie alla grinta, riesci a trasformare in qualcosa di straordinario. Questo ti prepara alle fasi critiche tipiche delle gare di endurance, quando senti di perdere fiducia in te stesso. È lì che la testa fa davvero la differenza. Ogni crisi arriva, ma poi passa. E quando passa, si apre dentro di te un livello di consapevolezza nuovo e inaspettato.
Tutto questo è possibile solo grazie al sacrificio, che non va interpretato con l’accezione negativa moderna di rinuncia. Kierkegaard sosteneva che una scelta esclude un’altra ma, quando scegli consapevolmente, non stai rinunciando a qualcosa, stai semplicemente onorando ciò che hai deciso di essere.
Quanto tempo ci vuole, secondo te, per sviluppare una mentalità vincente?
Non conta quanto tempo ci vuole, ma quanto sei disposto a lavorarci con continuità, anche quando i risultati non sono immediati. Consapevolezza personale: capire come reagisci alle difficoltà è il primo passo. Abitudini quotidiane: piccoli comportamenti ripetuti nel tempo contano più di grandi cambiamenti improvvisi. È meglio allenarsi tutti i giorni 40 minuti piuttosto che 4 ore in una settimana e poi non allenarsi più fino alla successiva. Esperienze e fallimenti: una mentalità vincente si costruisce spesso affrontando errori, non evitandoli. Ambiente e persone: ciò che ti circonda può accelerare o rallentare il processo. Impegno costante: non è l’intensità di un momento, ma la costanza nel tempo.
Qual è la tua roadmap strategica day by day per costruire una mentalità vincente?
Per costruire una mentalità vincente è fondamentale fissare un obiettivo. Il mio Coach dice sempre che senza obiettivi non siamo nessuno. È come viaggiare senza sapere dove si vuole andare, senza una meta precisa. Gli obiettivi ci permettono di impostare un percorso di crescita e di dare un senso a ogni allenamento.
Ogni obiettivo va rispettato, perché è strettamente personale. Ognuno parte da un punto diverso: correre 10 km può rappresentare un traguardo enorme per qualcuno, mentre per altri l’obiettivo può essere vincere una gara di CRF o portare a termine un IRONMAN. L’obiettivo è sempre relativo alla persona, all’età, al sesso, al background sportivo e allo stile di vita.
Una volta fissato l’obiettivo, diventa possibile tracciare un percorso per raggiungerlo. Questo percorso deve essere costruito su misura, tenendo conto di fattori fondamentali come forma fisica, impegni lavorativi e vita personale. La disciplina nella routine è essenziale, ma la routine stessa non deve essere estrema: se non è sostenibile nel tempo, è destinata a fallire. Nella routine devono convivere armoniosamente lavoro, vita sociale, allenamento, nutrizione e riposo. È proprio questo equilibrio che rende il progresso duraturo.
Quali tecniche concrete utilizzi per allenare la mente?
La mente si allena durante gli allenamenti, ma anche nella vita quotidiana. Una delle tecniche più efficaci che utilizzo è la visualizzazione. Visualizzare ciò che si andrà a fare in allenamento o in gara permette di prepararsi mentalmente e di esprimere il massimo potenziale. È utile immaginare non solo lo scenario ideale, ma anche le difficoltà che potrebbero presentarsi, così da trovare in anticipo soluzioni ed evitare di farsi cogliere impreparati.
La visualizzazione aumenta la sicurezza, riduce l’ansia e migliora la capacità decisionale nei momenti critici. Allenare la mente significa creare familiarità con l’imprevisto.
Come gestisci la pressione e l’ansia da prestazione?
Nel corso della mia vita ho praticato numerosi sport: pallanuoto, boxe, nuoto e apnea. Proprio quest’ultima è stata la chiave per sviluppare la capacità di gestire l’ansia da prestazione. L’apnea insegna a isolarsi dal contesto esterno e a concentrarsi completamente su sé stessi, entrando in una dimensione fatta di calma, controllo e sensazioni positive.
È noto che l’ansia peggiora la prestazione e compromette la lucidità mentale. Imparare a respirare, a rallentare e a rimanere lucidi permette di trasformare la pressione in energia positiva. Le crisi arrivano sempre, ma così come arrivano, passano. Saperlo fa la differenza.
Come misuri i tuoi progressi?
Misurare i progressi è fondamentale per mantenere alta la motivazione e valutare l’efficacia del percorso intrapreso. Di solito svolgo test periodici, confrontando i risultati nel tempo, oppure utilizzo dispositivi elettronici come smartwatch e cardiofrequenzimetri. I dati non devono diventare un’ossessione, ma uno strumento di consapevolezza e crescita; non sempre, se presi singolarmente, rappresentano la nostra forma fisica.
Infine: che consigli vorresti dare agli atleti che ci leggono?
La mentalità vincente non è un dono innato, ma una costruzione quotidiana. Significa focalizzarsi sull’obiettivo, essere disciplinati nella routine e soprattutto, credere in sé stessi. È un percorso fatto di equilibrio, sacrificio consapevole e soprattutto costanza.

