Negli ultimi anni si è parlato sempre più spesso di endometriosi, una di quelle patologie definite come “invisibili” e difficili da diagnosticare. Allo stesso tempo è aumentata la mole di persone che vendono “endometriosi e dieta” speculando sulla salute delle pazienti e creando protocolli e diete mirate a risolvere una patologia che, ad oggi, risulta incurabile.
In questo articolo affronteremo in maniera scientifica proprio il ruolo della nutrizione in caso di endometriosi: cosa c’è di vero, cosa ci dicono le linee guida, se esiste davvero un’alimentazione corretta per endometriosi.
Esiste una dieta per l’endometriosi?
“Spoileriamo” subito la conclusione dell’articolo chiarendo un concetto semplice: non esiste una dieta, uno schema o una regola predefinita né tantomeno una lista di “alimenti sì” e “alimenti no”.
Per molti, probabilmente, questo articolo dedicato alla dieta endometriosi potrebbe anche finire qui, per chi volesse approfondire passiamo ora alla parte più scientifica.
Endometriosi: cos’è e quali sono i sintomi
L’endometriosi è una patologia multifattoriale e complessa che colpisce molte donne (si parla di una su 7 circa) e che può essere piuttosto invalidante. Viene definita come la presenza di tessuto endometriale o simil-endometriale al di fuori della cavità uterina. Le ipotesi di comparsa dell’endometriosi sono ancora in fase di studio ma, ultimamente, sono stati compiuti molti passi avanti per definire l’origine della malattia ed i potenziali fattori di rischio.
Ad oggi non esiste una cura definitiva ma solo dei trattamenti per riuscire a gestire tale condizione. In casi gravi si arriva all’intervento chirurgico ma, anche quest’ultimo, potrebbe non essere risolutivo poiché potrebbero esserci delle recidive.
Le terapie attualmente utilizzate sono a base di ormoni ma è possibile trovare anche terapie alternative a supporto di scelte terapeutiche di base.
Quale dieta seguire in caso di endometriosi
Come anticipato all’inizio, non c’è una dieta precisa da seguire, piuttosto degli accorgimenti che potrebbero aiutare a gestire (non curare) alcuni sintomi associati a questa patologia.
Nel 2022 è stata aggiornata da parte dell’ESHRE (European Society of Human Reproduction and Embryology) la linea guida che riguarda l’endometriosi (guida che non veniva aggiornata dal 2014) e per la prima volta si è evidenziato l’aspetto relativo alla nutrizione, esercizio fisico, riabilitazione del pavimento pelvico, terapia e supporto psicologico e stile di vita in generale (1).
Va precisato che la dieta non cura ma può influenzare diversi processi come:
- infiammazione
- metabolismo delle prostaglandine
- metabolismo e attività degli estrogeni: un ruolo chiave nel metabolismo degli estrogeni lo hanno fegato ed intestino. Attività e composizione del microbiota (in particolare l’insieme di microorganismi definito come estroboloma), hanno un ruolo centrale in questi meccanismi.
Oltre questi meccanismi, le nuove ricerche parlano di:
- Omega 3: hanno un effetto positivo sulla dismenorrea e sull’affaticamento e si è notato un’effettiva riduzione del ricorso ad antidolorifici e antinfiammatori. Le principali fonti alimentari sono l’olio di pesce e il pesce grasso.
- Vitamina D: può aiutare a ridurre i dolori mestruali ed avere un effetto positivo sulla dismenorrea (con impatto inferiore, però, rispetto all’olio di pesce). La supplementazione di vitamina D, in caso di ricerca di gravidanza, aiuta a migliorare la qualità ovarica ed ha un impatto positivo su immunità e microbiota con azione immunomodulante. Le principali fonti alimentari sono l’olio di pesce, il tuorlo delle uova, pesce grasso, burro, formaggi grassi. L’uomo è in grado di produrre vitamina D anche attraverso l’esposizione al sole.
- Magnesio: aiuta a rilassare la muscolatura liscia, adatto a contrastare l’iperstimolo nervoso e aiuta a contrastare l’insorgere di emicrania e difficoltà di concentrazione. Le principali fonti alimentari sono: verdure a foglia verde (spinaci in particolare), legumi, cereali, noci, semi, alcuni tipi di frutta (in particolare banana, fichi, pesche), avocado, cioccolato fondente (>70%), cacao, yogurt.
- Su soia, glutine e antiossidanti si suggeriscono invece ulteriori studi per maggiore chiarezza. Ad ogni modo si è riscontrato un minore apporto dietetico di vitamine antiossidanti A, C, E e magnesio nelle donne con endometriosi rispetto ai controlli (1).
Come detto in precedenza, da non sottovalutare l’aspetto intestinale. Alcuni studi hanno mostrato una prevalenza di sintomi gastrointestinali nelle donne che soffrono di endometriosi rispetto ai controlli (2). I risultati di recenti revisioni hanno mostrato che le donne con endometriosi hanno un rischio triplo di soddisfare anche i criteri di diagnosi di sindrome del colon irritabile (IBS) e presentano un rischio aumentato del 50% di malattia infiammatoria intestinale (IBD) rispetto alla popolazione generale. In diverse situazioni ancora la diagnosi di endometriosi tarda ad arrivare proprio perché inizialmente confusa con IBS. Dunque, un percorso nutrizionale con accorgimenti specifici che mirino ad ottimizzare la funzionalità intestinale possono avere un impatto positivo anche nelle donne con diagnosi di endometriosi (2) e può essere di grande aiuto nella gestione dei sintomi percepiti soprattutto in fase luteale e fase mestruale (2,3).
Integratori per endometriosi: sono efficaci?
La risposta è sì, sempre contestualizzando, ricordando di confrontarci con il medico di riferimento e senza avere pretese sul fermare o far regredire la patologia dando false speranze a pazienti che soffrono con andamento cronico.
Non c’è un vero e proprio integratore alimentare per endometriosi.
In questo tipo di contesto l’integrazione serve a:
- Compensare carenze di micronutrienti che sono state indagate ed evidenziate tramite opportuni esami del sangue dal momento che l’uso della pillola progestinica può, alla lunga, determinare carenze (in particolare di vitamina D, vitamina B6 e B12, folati, magnesio, zinco, rame e ferro) (5).
- Aiutare a contrastare il quadro di infiammazione sistemica di basso grado.
- Permettere, entro certi limiti, una migliore gestione del dolore.
- Gestire l’eventuale presenza di uno stato di disbiosi che potrebbe contribuire a peggiorare il quadro di infiammazione sistemica e dolore in zona pelvica.
Omega 3 e vitamina D
Di Omega 3 e vitamina D ne abbiamo parlato nel paragrafo precedente. Il rapporto fisiologico tra Omega-6 e Omega-3 è compreso tra 4:1 e massimo 5:1. Per quanto riguarda il fabbisogno giornaliero di vitamina D è di 400 UI. In caso di carenza, si struttura il dosaggio della supplementazione che può variare da 400 a 2000 UI giornaliere. Dosaggi superiori ai 5000 UI diventano di competenza strettamente medica.
Vitamina B12 e folati
La loro combinazione ha un’azione importante su reazioni biochimiche di metilazione, che intervengono a protezione di danni al DNA e a supporto delle energie fisiche. Questo tipo di supplementazione è utile soprattutto in caso di:
- Mutazioni del gene MTHFR
- Ricerca di gravidanza e percorsi di PMA
- Malassorbimento intestinale
- Dieta vegetariana o dieta vegana
NAC, ALA, Bromelina
In uno studio si parla dell’effetto combinato di NAC, acido alfa-lipoico e bromelina che ha ridotto significativamente il dolore pelvico nelle 400 donne coinvolte nello studio.
Ulteriori studi sono ancora necessari.
Magnesio
Le formulazioni con magnesio bisglicinato o magnesio glicerofosfato hanno la migliore biodisponibilità, sono più “delicati” sulla mucosa intestinale (no effetto lassativo) e sono adatti anche a contrastare l’iperstimolo nervoso e l’insorgere di emicrania e difficoltà di concentrazione.
Zinco
Lo zinco è un minerale essenziale naturalmente presente in alcuni alimenti (ostriche, granchi, aragoste, semi oleosi, noci, carni rosse, fagioli eccetera). Lo zinco aiuta a supportare l’equilibrio tra estrogeni e progesterone. La sua integrazione può aiutare solo quando vi è un’effettiva carenza (nel caso in cui la carenza sia grave, sarà necessario un intervento sotto supervisione medica). Poco si sa del ruolo dello zinco nell’endometriosi e nelle donne in post menopausa (6). Sebbene non esistano studi specifici sugli effetti dell’integrazione dello zinco nelle donne con endometriosi, i ricercatori hanno riscontrato livelli di zinco più bassi nelle donne con endometriosi (4).
Conclusioni
L’endometriosi è una patologia che va gestita in maniera multidisciplinare. Gli autori degli studi riportati nelle Line Guida dell’European Society of Human Reproduction and Embryology suggeriscono che anche l’intervento dietetico da parte di un professionista esperto possa aiutare a ridurre il carico di malattia nelle donne con endometriosi. Questo non deve essere in alcun modo travisato in “la dieta cura l’endometriosi” ma solo come un’azione mirata a migliorare alcuni aspetti del quadro clinico della paziente.

