Nell’immaginario comune la palestra viene spesso considerata la causa delle emorroidi, ma se sei uno sportivo e soffri di questa patologia troverai informazioni utili in questo articolo. L’attività fisica non sembrerebbe essere né la causa scatenante né un fattore di rischio per lo sviluppo della patologia emorroidaria (1), sebbene alcune considerazioni dovrebbero essere fatte per pazienti con patologia di grado severo come vedremo successivamente
Vediamo insieme in cosa consiste la patologia emorroidaria, quali sono le principali cause e i fattori di rischio e come gestire emorroidi e attività fisica.
Emorroidi: conosciamole meglio
Partiamo subito con il chiarire che le emorroidi sono i cuscinetti venosi presenti nella zona del finale retto e del canale anale che contribuiscono al mantenimento della corretta continenza. In condizioni normali non ci si accorge della presenza di questi cuscinetti vascolari ma, in particolari circostanze, le emorroidi infiammate possono gonfiarsi determinando i sintomi della malattia emorroidaria. Si parla dunque di patologia emorroidaria quando vi è una disfunzione legata alla congestione di queste vene e all’eventuale prolasso della mucosa sovrastante (2).
È quindi scorretto riferirsi alla patologia emorroidaria con il nome generico di “emorroidi”.
La sintomatologia data dall’infiammazione delle emorroidi comprende:
- Sanguinamento durante l’evacuazione
- Irritazione e prurito
- Dolore
La sintomatologia può essere molto fastidiosa ma raramente comporta un effettivo rischio per la salute, sebbene i sanguinamenti ripetuti possano determinare in alcuni casi lo sviluppo di anemia. Tuttavia, è fondamentale escludere che i disturbi derivino da altre patologie e in particolare da un tumore del colon-retto (3).
La patologia emorroidaria viene classificata in quattro gradi:
- Grado I, emorroidi prominenti senza prolasso;
- Grado II, prolasso emorroidario durante la manovra di Valsalva con riduzione spontanea;
- Grado III, prolasso emorroidario durante la manovra di Valsalva che necessita di riduzione manuale;
- Grado IV, prolasso emorroidario permanente non riducibile manualmente.
Il trattamento varia in base al grado della patologia, nello specifico i gradi I e II possono essere trattati con terapia farmacologica e/o conservativa modificando i fattori di rischio, mentre i gradi III e IV possono necessitare trattamenti strumentali o chirurgici (4).
Quali sono le cause della malattia emorroidaria?
Le cause e condizioni predisponenti sono svariate. L’origine della malattia emorroidaria è infatti multifattoriale, riconducibile principalmente a tre componenti: meccanica (indebolimento dei tessuti), vascolare (alterazioni del flusso sanguigno che determina rigonfiamento delle emorroidi stesse) e infiammatoria (traumi e infezioni della mucosa).
Oltre a queste, possiamo individuare una serie di concause (5) che possono aumentare il rischio di sviluppare questa patologia, come ad esempio:
- Familiarità;
- Alimentazione (dieta povera di acqua e fibre);
- Stitichezza/diarrea;
- Stile di vita (sedentarietà, abitudine tabagica);
- Condizioni fisiologiche (ciclo mestruale, gravidanza, parto);
- Occupazione lavorativa;
- Pratica di alcuni sport.
Emorroidi e alimentazione
L’insorgenza delle emorroidi è spesso legata alla presenza di condizioni come stipsi e/o diarrea persistenti (5). È possibile migliorare queste condizioni assumendo fibre alimentari in modo regolare e in quantità adeguate al soggetto. Un apporto inadeguato di fibra, infatti, potrebbe portare alcuni soggetti ad evacuazioni più frequenti o al contrario a stipsi, entrambe condizioni che potrebbero aggravare una problematica già esistente. Sono da prediligere fibre solubili che si trovano soprattutto in alimenti di origine vegetale, in particolare frutta e legumi.
Inoltre, una dieta per la gestione delle emorroidi deve contenere una buona dose di probiotici e prebiotici, in modo da mantenere un microbiota sano ed equilibrato.
Con le emorroidi infiammate, bisogna porre molta attenzione all’equilibrio nutrizionale, bilanciando la quantità di proteine e lipidi. Una corretta quantità di grassi svolge una funzione emolliente che facilita l’espulsione delle feci.
Quando non prendere le proteine in polvere?
Per quanto riguarda l’assunzione di proteine in polvere, molto comune negli sportivi, abbiamo già parlato dei loro effetti sulla salute gastrointestinale. Dopo l’assunzione di uno shaker proteico possono verificarsi episodi di diarrea e discomfort intestinale. I motivi riguardano principalmente le modalità di assunzione, ovvero si è assunto troppo presto dopo l’attività fisica, si è bevuto troppo in fretta, nonché la presenza di eccipienti o edulcoranti, la provenienza, la qualità e l’affidabilità della materia prima e del prodotto.
Risulta quindi evidente che l’assunzione di proteine in polvere di per sé non sia né causa né motivo di peggioramento della patologia. Andrà valutata la tollerabilità individuale e bisogna rammentare che, quando si aumenta il consumo di proteine, si possono verificare modulazioni della flora batterica intestinale che potrebbero influire sul benessere dell’intestino e di conseguenza sulla sintomatologia.
Che sport non fare con le emorroidi?
Se ho le emorroidi quindi non posso più fare sport? Assolutamente no!
Sarà opportuno valutare con attenzione quali sport praticare e quali evitare a scopo cautelativo. Nelle pubblicazioni scientifiche sull’argomento, l’attività fisica non risulta infatti essere un fattore di rischio determinante per l’esordio della patologia (6), tuttavia questa dovrebbe essere modulata in presenza della patologia conclamata.
L’esercizio potrebbe infatti favorire l’esordio dei sintomi in alcuni casi e, se si pratica attività fisica con questa patologia, bisognerebbe adottare alcuni accorgimenti per prevenire o limitare i sintomi.
Sport quali ciclismo, canottaggio ed equitazione, per la posizione assunte ed eventuali traumatismi, possono esercitare pressione sulle aree interessate e potrebbero determinare sintomatologia in soggetti con patologia di grado II o superiore.
Emorroidi e palestra
Nel caso dell’allenamento contro resistenza, bisogna tener presente che per intensità superiori all’80% del 1RM o per esercizi condotti al cedimento muscolare, si attiva per riflesso la manovra di Valsalva (espirazione forzata a glottide chiusa) (7) e, come descritto prima, questa induce il prolasso nei pazienti con patologia di grado II e III.
Pertanto, gli sport in cui questa manovra viene spesso attivata, come bodybuilding e in particolare powerlifting e weightlifting, potrebbero favorire la progressione della malattia, sebbene nessuna evidenza sia al momento disponibile per confermare questa ipotesi.
Conclusioni
Attività fisica ed emorroidi, dunque, non si escludono a vicenda, ma al contrario un’adeguata dose di movimento può aiutare a prevenire e limitare i sintomi. La scelta dell’attività fisica dovrà essere finalizzata a favorire la circolazione sanguigna, promuovere il transito intestinale e alla riabilitazione della muscolatura del pavimento pelvico, sempre da personalizzare in base al grado della patologia ed al contesto.

